Allergie alimentari: primi test positivi per il “vaccino spray”

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Allergie alimentari: primi test positivi per il “vaccino spray”

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Allergie alimentari: primi test positivi per il “vaccino spray”

30/07/2018

Un gruppo di ricerca presso l’Università del Michigan ha elaborato una nuova forma di immunoterapia: un vero e proprio vaccino in grado di inibire la risposta allergica, somministrabile via spray nasale. Il metodo è stato testato su un gruppo di roditori sensibilizzati alle arachidi. I risultati sono stati pubblicati su Journal of Allergy and Clinical Immunology.

Durante una risposta allergica, il sistema immunitario reagisce in maniera violenta alla presenza di una particolare proteina, nota come allergene, di per sé innocua. L’immunoterapia viene applicata in alcune forme di allergia per ricalibrare il sistema immunitario e indurre una tolleranza all’allergene. Nel caso delle allergie alimentari, alcuni studi hanno mostrato risultati promettenti ma altrettanto limitati: non tutti i pazienti rispondono alla terapia, sviluppando talvolta reazioni avverse, e la tolleranza può venir meno se viene interrotta la dose di mantenimento.

L’unico metodo di gestione delle allergie alimentari approvato dalle autorità sanitarie, spiega la coordinatrice della ricerca Jessica O’Konek, è evitare la fonte di allergia o sopprimere la risposta allergica una volta che si è scatenata. «Il nostro obiettivo è sfruttare l’immunoterapia per arrivare a un vero e proprio vaccino terapeutico per le allergie alimentari», ha dichiarato la ricercatrice.

Il vaccino consiste in una microemulsione composta da acqua, proteine di arachidi e olio di soia, purificato per escludere reazioni allergiche alla soia. È stato dimostrato in precedenza che le microemulsioni stimolano una forte risposta immunitaria associata alle infezioni. Secondo l’ipotesi degli scienziati, poi provata dai risultati, in questo caso la risposta immunitaria avrebbe soppresso la competitiva reazione allergica.

Il vaccino è stato somministrato per tre volte lungo un periodo di tre mesi su un gruppo di roditori. Due mesi dopo l’ultimo richiamo, una volta esposti all’allergene, i topi non hanno mostrato i tipici sintomi della reazione allergica (prurito, gonfiore agli occhi, nei casi più gravi asma e shock anafilattico). «Cambiamo il modo in cui il sistema immunitario risponde all’allergene», ha spiegato O’Konek. «Deviando la risposta immunitaria, il vaccino non solo sopprime la reazione allergica ma impedisce l’attivazione delle cellule che la scatenerebbero. Per di più, questo accade anche quando l’allergia è stabilita».

Sono già in corso studi per verificare gli effetti a lungo termine del vaccino e future ricerche riveleranno nuovi dettagli sul suo meccanismo d’azione: se avranno successo, si aprirà la strada verso la sperimentazione umana.

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