Allergie, studio conferma l’importanza del latte materno per difendere il bambino

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Allergie, studio conferma l’importanza del latte materno per difendere il bambino

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Allergie, studio conferma l’importanza del latte materno per difendere il bambino

28/11/2017

Una madre in allattamento che assume alimenti allergenici può aiutare il bambino a essere protetto contro le allergie.

A suggerirlo è una ricerca condotta presso il Boston Children’s Hospital, la prima a dimostrare che il latte materno può indurre un meccanismo di difesa nei confronti delle allergie. Lo studio è stato pubblicato su Journal of Experimental Medicine.

Nel corso della sperimentazione, condotta su topi in gravidanza, il consumo di cibi potenzialmente allergici come uova e frutta secca ha determinato il passaggio di anticorpi alla prole attraverso il latte materno. Gli anticorpi hanno favorito nella prole la formazione di linfociti T specifici che hanno indotto una tolleranza alla reazione allergica.

I risultati della ricerca supportano le più recenti linee guida in materia di prevenzione contro le allergie, in netto contrasto con l’idea che la madre debba evitare di assumere cibi allergenici in gravidanza o allattamento: «Il tema è stato a lungo controverso», spiega la coordinatrice dello studio Michiko Oyoshi. «Diversi studi hanno restituito risultati contradditori fra loro, in parte perché è difficile controllare la prima esposizione a determinati cibi negli studi su esseri umani. In un modello animale è invece possibile controllare questo aspetto».

Il latte materno proveniente da esemplari nutriti con cibi allergenici ha protetto inoltre da reazioni anafilattiche, inibito la produzione di immunoglobuline E nonché l’espansione dei mastociti, caratteristiche tipiche di una reazione allergica. L’effetto si è manifestato anche con la prole non direttamente apparentata in allattamento e non esposta ad alimenti allergenici in utero. In misura minore, l’esposizione in utero e il successivo allattamento da madri non esposte a cibi allergenici garantisce una certa protezione.

Successivi esperimenti, nei quali sono stati somministrati anticorpi specifici alle madri non esposte a cibi allergenici, hanno dato ulteriori conferme all’ipotesi. Inoltre, il latte umano somministrato a roditori con un sistema immunitario progettato per rispondere agli anticorpi umani ha garantito lo stesso tipo di protezione: tale dato suggerisce che i risultati potrebbero facilmente manifestarsi anche sui neonati.

Per verificare la validità dei risultati anche sugli esseri umani, il team di ricercatori sta raccogliendo latte da donne in allattamento per confrontare i soggetti più a rischio con quelli meno esposti: «La domanda è: per quale ragione il meccanismo protettivo non funziona nella popolazione allergica? Si tratta solo della mancanza di anticorpi?», ha dichiarato Oyoshi. «Probabilmente la madre non è in grado di produrre gli anticorpi, o qualcosa blocca il processo a monte. Non sappiamo in che modo venga sviluppata tolleranza in condizioni normali, e cosa determini il crollo della tolleranza stessa».

In attesa dei risultati che arriveranno da questi studi, secondo Oyoshi c’è la possibilità di trattare i bambini a rischio di allergie alimentari con anticorpi purificati provenienti da questi cibi. Nel frattempo si può solamente concludere che è necessario mangiare in maniera più diversificata possibile per facilitare la produzione di un vasto numero di anticorpi: «Lo studio non dice che se la madre mangia noccioline è garantito che il bimbo sia sano», conclude la ricercatrice. «Esistono interazioni complesse tra i fattori genetici e quelli ambientali, e non esiste una dieta o un comportamento che renderà il bambino allergico oppure no».

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