Alzheimer: allo studio un anticorpo naturale che elimina le placche amiloidi

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Alzheimer: allo studio un anticorpo naturale che elimina le placche amiloidi

07/09/2016

Un anticorpo monoclonale umano, aducanumab, è in grado di legarsi selettivamente alle placche amiloidi permettendo così alle cellule microgliali di rimuoverle.

Il dato è emerso nell’ambito di uno studio clinico di fase 1b condotto dall’Università di Zurigo, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature.

Le cause della malattia di Alzheimer sono ancora sconosciute, ma è noto che la malattia ha inizio fra i dieci e i quindici anni prima che emergano i primi segni clinici, con l’accumulo progressivo di placche amiloidi nel cervello delle persone affette.

Roger M. Nitsch dell’Istituto di medicina rigenerativa presso l’Università di Zurigo, si dice ottimista circa i progressi possibili grazie a questa scoperta: «Gli effetti dell’anticorpo sono notevoli», ha dichiarato lo scienziato, «e l’esito del trattamento è legato al dosaggio e alla durata».

Dei 165 pazienti seguiti in questa fase dello studio, infatti, quelli che hanno ricevuto il dosaggio più alto dell’anticorpo non hanno mostrato alcun segno di placche amiloidi dopo un anno di trattamento.

L’anticorpo è stato sviluppato partendo da campioni di sangue di persone anziane senza segni di declino cognitivo e selezionando le cellule immunitarie i cui anticorpi sono in grado di identificare le placche beta-amiloidi tossiche ma non la proteina precursore.

Tale proteina è presente in tutto l’organismo e si ritiene giochi un ruolo importante nello sviluppo delle cellule nervose.

Proprio per questo motivo, aducanumab ha un buon profilo di sicurezza: l’anticorpo, oltre a essere di origine umana, ha la peculiarità di legarsi unicamente al frammento “deformato”di proteina beta-amiloide.

Gli effetti positivi del trattamento sui sintomi dell’Alzheimer, pur non essendo l’obiettivo primario dello studio, hanno spinto i ricercatori ad approfondire la questione. I pazienti sono stati sottoposti a un questionario standard, mirato a stabilire le loro capacità cognitive e attività quotidiane: il gruppo di controllo (che ha ricevuto un placebo) ha mostrato un declino cognitivo «significativo», rimasto più stabile nel gruppo che ha ricevuto l’anticorpo.

Fra gli effetti indesiderati dell’anticorpo sono state segnalate temporanee anomalie di imaging correlate all’amiloide (ARIA), che in una minoranza di casi sono state accompagnate da cefalea moderata o forte.

I ricercatori ritengono che tale sintomo sia un effetto biologico misurabile della clearance amiloide.

La ricerca su aducanumab prosegue: gli effetti dell’anticorpo sono l’obiettivo di due nuovi studi clinici su ampia scala.

Tali studi sono orientati a valutare ulteriormente l’efficacia e la sicurezza dell’anticorpo e coinvolgono più di 300 centri di ricerca in 30 paesi fra Nord America, Europa e Asia, per un totale di 2700 pazienti affetti da Alzheimer allo stadio iniziale.

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