Alzheimer, allo studio un nuovo test per misurare la perdita di sinapsi

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Alzheimer, allo studio un nuovo test per misurare la perdita di sinapsi

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Alzheimer, allo studio un nuovo test per misurare la perdita di sinapsi

26/11/2018

I ricercatori dell’Università di Yale, negli Stati Uniti, hanno messo a punto un nuovo metodo per misurare il numero di sinapsi perdute nei pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer. Il test, descritto in un articolo pubblicato dalla rivista scientifica JAMA Neurology, sfrutta la tecnica diagnostica della tomografia PET per rilevare la presenza di una specifica proteina: secondo gli autori dello studio la scoperta può facilitare la ricerca di nuove cure contro l’Alzheimer.

Allo stato attuale la ricerca sugli effetti dell’Alzheimer sul cervello è condotta principalmente su tessuti prelevati dai pazienti post-mortem. Più di recente si è iniziato a esplorare nuovi metodi per misurare secondo parametri ben precisi la gravità di sintomi quali la perdita di memoria da parte dei pazienti ancora in vita. Uno degli indicatori principali per misurare il declino cognitivo è proprio la perdita di sinapsi: il calo nel numero di connessioni fra cellule cerebrali, secondo i ricercatori di Yale, è correlato ai problemi cognitivi manifestati dai pazienti affetti da Alzheimer.

Per poter quantificare il numero di sinapsi perdute, i ricercatori hanno usato un agente radioattivo capace di interagire con la proteina SV2A, presente in quasi tutte le sinapsi. Il metodo è stato testato su 21 adulti anziani. In seguito alla somministrazione dell’agente di contrasto, i partecipanti sono stati sottoposti alla tomografia PET, che in questo modo ha potuto evidenziare la densità sinaptica delle varie regioni cerebrali.

I partecipanti sono stati inoltre sottoposti a risonanza magnetica e a una valutazione delle capacità cognitive: i ricercatori hanno esaminato gli esiti di questi esami, evidenziando nei pazienti affetti da Alzheimer una riduzione del 41% della proteina nell’ippocampo, l’area cerebrale associata ai processi mnemonici.

Lo studio dimostra quindi che è possibile, attraverso un esame poco invasivo come la tomografia PET, misurare con precisione l’entità dei danni alle sinapsi in pazienti che manifestano sintomi anche lievi di declino cognitivo. Il team di ricerca è già al lavoro per reclutare nuovi partecipanti allo scopo di confermare i risultati dello studio su scala più ampia. Secondo gli scienziati, la tecnica può essere sfruttata anche per verificare l’efficacia dei farmaci contro l’Alzheimer.

La stessa tecnica è già applicata, in ambito di ricerca medica, in patologie come Parkinson, epilessia, tossicodipendenze, depressione e schizofrenia,  dove la densità sinaptica è un fattore chiave per la valutazione del quadro clinico di un paziente. «L’ostacolo principale per l’Alzheimer è sempre stata l’impossibilità di misurare la densità sinaptica nei pazienti vivi», ha dichiarato Christopher Van Dyck, direttore a Yale dell’unità di ricerca sull’Alzheimer (Adru): «La capacità di poter fare questo tipo di valutazione può aumentare radicalmente le nostre possibilità di tener traccia della malattia e la risposta del paziente alle cure».

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