Alzheimer, sviluppato a Hong Kong test diagnostico basato sulle cianine

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Alzheimer, sviluppato a Hong Kong test diagnostico basato sulle cianine

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Alzheimer, sviluppato a Hong Kong test diagnostico basato sulle cianine

02/02/2018

La facoltà di chimica della Hong Kong Baptist University ha inventato una nuova classe di composti basati sulle cianine: in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Chemical Science, i ricercatori descrivono il potenziale della loro scoperta per la diagnosi, il monitoraggio e il trattamento dell’Alzheimer.

Stando a quanto riportano gli scienziati, gli usi del nuovo composto chimico sono molteplici: da una parte, in un’ottica di diagnosi precoce, sono utili a rilevare quantità anche minuscole di proteine legate all’Alzheimer nel fluido cerebrospinale, nel plasma, nella saliva e nelle urine. In secondo luogo possono servire per monitorare l’andamento e la progressione della malattia e persino diventare un potenziale farmaco.

Il metodo di diagnosi sviluppato dal team di ricerca cinese sarebbe più veloce, più affidabile e più economico rispetto a quello tradizionale, e si basa sulla specifica interazione fra l’antigene delle proteine interessate (i peptidi beta-amiloidi) e l’anticorpo presente sulla superficie delle nanoparticelle magnetiche. La cianina, in questo contesto, serve a migliorare la fluorescenza e di conseguenza la visibilità del composto stesso.

«Il sistema rappresenta uno strumento diagnostico e prognostico alternativo a basso costo, ma comunque accurato, per l’Alzheimer.», hanno dichiarato i ricercatori. «Può essere utile anche come strumento di screening non invasivo per tutta la popolazione». Secondo gli scienziati il metodo può essere applicato, con le dovute modifiche, anche per la diagnosi e lo studio di altre patologie.

In uno studio correlato, il gruppo ha inoltre scoperto le proprietà del composto nei confronti degli oligomeri beta-amiloidi. L’effetto di fluorescenza può essere sfruttato, secondo i ricercatori, per osservare lo sviluppo della malattia e comprenderne la patogenesi. Nel modello animale della patologia, il composto è stato usato con successo per individuare gli oligomeri beta-amiloidi nei soggetti più giovani nei quali la malattia aveva appena esordito. Gli studi precedenti hanno dimostrato come la forma oligomerica della proteina beta-amiloide è quella più tossica e più strettamente associata agli accumuli tipici dell’Alzheimer.

Il nuovo composto mostra inoltre un’ottima permeabilità alla barriera ematoencefalica, bassa tossicità e un buon effetto inibitorio nei confronti dell’aggregazione di proteina beta-amiloide. Queste caratteristiche fanno sì che il composto abbia un grande potenziale terapeutico. Il gruppo di ricerca è già al lavoro per testare l’efficacia in vivo nei confronti dei sintomi cognitivi della patologia.

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