Alzheimer: un farmaco contro il diabete ne riduce i sintomi

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Alzheimer: un farmaco contro il diabete ne riduce i sintomi

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Alzheimer: un farmaco contro il diabete ne riduce i sintomi

06/06/2018

Un meccanismo molecolare in comune fra la malattia di Alzheimer e diabete di tipo 2 potrebbe essere la chiave per arrivare a nuove terapie per trattare i sintomi della sindrome neurodegenerativa.  Si tratta di un processo scoperto dalla ricercatrice brasiliana Fernanda De Felice presso la Queen’s University di Kingston in Canada, nel corso di uno studio presentato nei giorni scorsi a Vancouver, nell’ambito del convegno annuale canadese sulle neuroscienze.

La ricerca, condotta su modelli animali (topi e primati) di Alzheimer ,ha riscontrato un meccanismo molecolare che causa infiammazioni cerebrali. Tale meccanismo porta a intolleranza al glucosio, danni alla memoria e degenerazione delle sinapsi. A essere influenzati nello specifico sono i meccanismi cellulari legati alla produzione di insulina e i livelli di stress del reticolo endoplasmatico, fenomeno che misura i danni della cellula e che può portare alla sua distruzione.

La scoperta conferma indirettamente i precedenti studi di De Felice, che aveva sperimentato gli effetti di un farmaco antidiabetico (liraglutide) su alcuni primati, confermando la sua capacità di mitigare i danni cognitivi e ristabilire le sinapsi.

«Comprendere meglio questo meccanismo», ha dichiarato la ricercatrice, «sarà fondamentale per identificare nuove terapie e preservare la salute del cervello». Il mondo scientifico, dal canto suo, sta riconoscendo sempre più la complessità della malattia di Alzheimer, che non colpisce solo la memoria ma anche il sonno, l’appetito e l’umore, spesso portando alla depressione.

La prevalenza di entrambe le malattie è inoltre in crescita in tutto il mondo. Gli studi hanno dimostrato che l’Alzheimer rappresenta un fattore di rischio per il diabete di tipo 2 e viceversa. «Sappiamo che con l’Alzheimer il cervello ha una risposta inferiore all’insulina, dato indicativo sulle similitudini fra queste malattie», spiega De Felice. «Osservando i sintomi dell’Alzheimer non legati alla memoria stiamo ottenendo un quadro più preciso della malattia e ai differenti processi coinvolti».

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