Musica e lingue straniere “allenano” il cervello

Home / alzheimer / Musica e lingue straniere “allenano” il cervello

Musica e lingue straniere “allenano” il cervello

alzheimer

Musica e lingue straniere “allenano” il cervello

12/06/2018

Imparare a suonare uno strumento musicale o una lingua straniera è una forma di allenamento per il cervello. Lo afferma uno studio canadese, coordinato dal Baycrest Centre for Geriatric Care, secondo il quale musicisti e persone bilingui utilizzano meno risorse cerebrali per svolgere compiti legati alla memoria. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Annals of the New York Academy of Sciences.

Lo studio è stato condotto su un gruppo ristretto di persone, un totale di 41 adulti anglofoni fra i 19 e i 35 anni, divisi in tre categorie: anglofoni non musicisti, musicisti esclusivamente anglogoni e persone bilingui che non suonano strumenti musicali. I ricercatori hanno monitorato le funzioni cerebrali dei partecipanti mentre veniva chiesto loro di identificare alcuni suoni e la direzione da cui provenivano.

Dallo studio è emerso che le persone bilingui sono più veloci a identificare la direzione di un suono rispetto agli altri; i musicisti, oltre a questo, riescono a individuare più rapidamente la tipologia di suono, nonché a ricordarlo e distinguerlo dagli altri. Sotto questo aspetto, le persone bilingui ottengono risultati simili agli altri ma il loro cervello, secondo i dati, ottiene il risultato con meno sforzo.

Secondo Claude Alain, coordinatore della ricerca, i risultati suggeriscono che musicisti e persone bilingui potrebbero essere più protetti da declino cognitivo e sintomi di demenza senile: «Esperienze come imparare una seconda lingua o suonare uno strumento», aggiunge il ricercatore, «possono influenzare profondamente le funzionalità cerebrali».

Lo studio va a confermare quanto già dimostrato in precedenza sulle capacità mnemoniche di musicisti e poliglotti, in genere più predisposti a ricordare facilmente liste, numeri di telefono e calcoli matematici. Si tratta della prima ricerca, tuttavia, che va ad osservare nello specifico l’attività cerebrale di queste persone e in che modo queste attività “allenano” il cervello.

Secondo Alain, i poliglotti impiegano più tempo a processare i suoni perché l’informazione viene processata attraverso due lingue anziché una sola: durante l’esperimento, l’attività cerebrale dei bilingui ha fatto registrare dei picchi di attività nelle aree legate alla comprensione del discorso. Il lavoro degli scienziati intanto prosegue: i ricercatori vogliono ora osservare l’impatto di una formazione artistica e musicale sulle funzionalità del cervello.

Advertise

Related reading

Start typing and press Enter to search