Autismo, indizi importanti per la diagnosi dal fluido cerebrospinale

Home / autismo / Autismo, indizi importanti per la diagnosi dal fluido cerebrospinale

Autismo, indizi importanti per la diagnosi dal fluido cerebrospinale

autismo

Autismo, indizi importanti per la diagnosi dal fluido cerebrospinale

01/06/2018

La vasopressina, un ormone prodotto nell’ipotalamo, è legato al comportamento sociale di alcune scimmie e all’autismo negli esseri umani. Secondo uno studio dell’Università di Stanford pubblicato su Science Translational Medicine, la scarsità di questo ormone sarebbe direttamente legata alla scarsa socialità in entrambe le specie e potrebbe essere un indicatore attendibile per l’autismo. La scoperta potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella diagnosi della malattia, che allo stato attuale è confermata principalmente attraverso l’osservazione dei sintomi in un contesto clinico.

Le difficoltà legate alla comprensione delle radici biologiche dell’autismo riguardano anche la scarsità di modelli animali utili alla ricerca: i topi, per esempio, tendono a non mostrare cambiamenti comportamentali introducendo le mutazioni genetiche che causano l’autismo negli esseri umani. I ricercatori si sono in questo caso affidati ai macaco rhesus, primate il cui comportamento sociale è in tutto e per tutto simile a quello degli esseri umani.

Gli scienziati hanno osservato il comportamento sociale di 222 primati, focalizzandosi su due gruppi dal comportamento sociale estremo, sia in negativo sia in positivo. I ricercatori hanno misurato la presenza nel sangue e nel fluido cerebrospinale di due ormoni fondamentali per il comportamento sociale, l’ossitocina e la vasopressina.

Dai dati è emerso che nei macachi più “solitari” i livelli di vasopressina nel fluido cerebrospinale sono più bassi, e la scarsità dell’ormone è direttamente legata alla frequenza dei comportamenti sociali da parte degli animali. I test sono stati effettuati anche su 14 ragazzi autistici, confrontati con altri sette non autistici, riscontrando anche nei ragazzi autistici livelli più bassi di vasopressina.

«È possibile considerare questo dato come un indicatore biologico per la bassa socialità», hanno dichiarato gli scienziati, che ora intendono tentare di replicare i risultati su un campione più ampio, allo scopo di determinare se il livello di vasopressina possa aiutare a distinguere gli animali con scarse abilità sociali dagli altri, magari in anticipo sulla manifestazione dei primi sintomi. «Non sappiamo ancora se questo dato emerga prima dei sintomi comportamentali», concludono gli scienziati. «Potrebbe essere un indicatore di rischio, ma non abbiamo ancora approfondito».

Dalla rete

Advertise

Related reading

Start typing and press Enter to search