Diabete e bambini: più di tre ore al giorno davanti alla tv aumentano il rischio

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Diabete e bambini: più di tre ore al giorno davanti alla tv aumentano il rischio

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Diabete e bambini: più di tre ore al giorno davanti alla tv aumentano il rischio

31/03/2017

Secondo uno studio britannico, pubblicato recentemente su Archives of Disease in Childhood, i bambini che passano più di tre ore al giorno davanti a un monitor (television e/o computer) sono più esposti ai fattori di rischio legati al diabete, fra cui l’aumento di massa grassa e la resistenza all’insulina.

Ricerche precedenti hanno già provato negli adulti il legame tra il diabete di tipo 2 e le troppe ore passate davanti a uno schermo: è la prima volta che si riscontra un’associazione simile anche nei bambini, in un contesto nel quale è in aumento il tempo passato davanti a televisione, computer, console, tablet e smartphone.

I ricercatori hanno esaminato, dal 2004 al 2007, circa 4500 bambini di 9-10 anni, distribuiti in 200 scuole di Londra, Birmingham e Leicester, alla ricerca di fattori di rischio metabolici e cardiovascolari. Sono stati misurati i grassi nel sangue, l’insulino-resistenza, la glicemia a digiuno, la pressione sanguigna e la percentuale di grasso corporeo. Ai bambini è stato chiesto inoltre quanto tempo passassero davanti a uno schermo fra televisione, computer e videogiochi.

Un bambino su cinque ha dichiarato di passare più di tre ore al giorno davanti a un monitor, con una leggera prevalenza dei maschi (22%) sulle femmine (14%), e sono emerse associazioni fra questo tempo e il rapporto peso-altezza, nonché gli indicatori relativi alla massa grassa totale.

Questi valori, oltre a quelli dell’insulina, della leptina (ormone che controlla l’appetito), della glicemia a digiuno e dell’insulino-resistenza, sono più alti per questi bambini rispetto al gruppo più numeroso, che passa un’ora o meno del suo tempo davanti allo schermo.

I ricercatori fanno presente che tali associazioni rimangono forti anche escludendo possibili fattori esterni come il background familiare, la pubertà o il grado di attività fisica. Si tratta di associazioni che richiedono conferma prima di poter stabilire la causalità, ma restano risultati che hanno «un considerevole impatto potenziale sulla sanità pubblica».

L’uso sempre più frequente di smartphone e tablet, diffuso in particolar modo negli ultimi anni, spinge i ricercatori a suggerire prudenza: «Ridurre il tempo passato davanti al monitor potrebbe aiutare a ridurre i fattori di rischio per il diabete di tipo 2», riferiscono gli autori, «indifferentemente dal genere o dall’etnia di provenienza».

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