Diabete, ecco il farmaco che mette al riparo dall’insufficienza renale

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Diabete, ecco il farmaco che mette al riparo dall’insufficienza renale

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Diabete, ecco il farmaco che mette al riparo dall’insufficienza renale

20/06/2016

Si chiama empagliflozin e secondo uno studio recente è in grado di ridurre del 39% il rischio di insorgenza o peggioramento di nefropatia rispetto a placebo, quando aggiunto a terapia standard, in soggetti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine e presentati al 76°Congresso dell’American Diabetes Association di New Orleans.

«Questi risultati sono clinicamente importanti in quanto un soggetto su due tra i diabetici di tipo 2 nel mondo sviluppa nefropatia, che può progredire sino all’insufficienza renale, ed eventualmente al ricorso alla dialisi – ha dichiarato Christoph Wanner, primario del reparto di Nefrologia e ipertensione dell’Ospedale Universitario di Würzburg in Germania

«Il diabete è la causa principale di ricorso alla dialisi e sono, pertanto, necessarie nuove terapie, che possano aiutare a dare una risposta a questa fondamentale necessità medica» ha aggiunto.

Questi risultati rientrano in un programma prestabilito di analisi esplorative per valutare ulteriori endpoint dello studio cardine EMPA-REG OUTCOME.

L’insorgenza o il peggioramento della nefropatia è stato un endpoint composito prestabilito, comprendente gli eventi clinici sotto indicati. Rispetto a placebo, empagliflozin ha comportato i seguenti cambiamenti d’esito statisticamente significativi:

  • riduzione del 55% dell’avvio di terapia sostitutiva renale (es. dialisi);
  • riduzione del 44% del raddoppio della concentrazione di creatinina (un prodotto di rifiuto normalmente filtrato dai reni) nel sangue;
  • riduzione del 38% della progressione in macroalbuminuria (altissime concentrazioni dell’albumina nelle urine).

Empagliflozin ha, inoltre, rallentato in maniera significativa la riduzione della funzionalità renale nel tempo, rispetto a placebo.

La maggior parte dei pazienti in questo studio assumeva già la terapia standard di blocco del sistema renina-angiotensina-aldosterone, raccomandata per la nefropatia nel diabete di tipo 2; gli effetti a livello renale di empagliflozin sono stati dimostrati in aggiunta a tale terapia.

Un’analisi post-hoc di sottogruppo ha riscontrato, con empagliflozin, riduzioni omogenee del rischio per gli esiti renali, indipendentemente dalla compromissione della funzionalità renale, o elevate concentrazioni di albumina nelle urine al basale.

Gli eventi avversi gravi, e gli eventi avversi che hanno comportato l’interruzione del trattamento con empagliflozin, sono stati comparabili rispetto a placebo, indipendentemente che i pazienti, al basale, presentassero o meno una funzionalità renale compromessa.

La mortalità per nefropatia è stata un’eventualità rara verificatasi in tre pazienti trattati con empagliflozin (0,1%) e, in nessun caso, con placebo.

Diabete e nefropatia, una relazione pericolosa

La nefropatia è molto più diffusa nei diabetici rispetto a chi non ha sviluppato la malattia e colpisce circa la metà di coloro che soffrono di diabete di tipo 2.

Quando è in stadio avanzato la nefropatia può sfociare in insufficienza renale con necessità di ricorso alla dialisi o al trapianto di rene.

Il deterioramento della funzionalità renale è associato a una ridotta aspettativa di vita media e un aumento del rischio di altre complicanze del diabete, quali ipoglicemia e malattia cardiovascolare.

Quest’ultima è la prima causa di mortalità nei soggetti con diabete di tipo 2.

 

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