Diabete tipo 2, nuove conferme su ruolo protettivo del caffè

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Diabete tipo 2, nuove conferme su ruolo protettivo del caffè

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Diabete tipo 2, nuove conferme su ruolo protettivo del caffè

24/04/2018

Una nuova revisione degli studi pubblicati dimostra che il consumo di caffè – sia decaffeinato che con caffeina – riduce il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 di circa il 30%.

Una relazione di notevole interesse, vista la crescente diffusione mondiale della malattia, associata a numerose complicanze ad alto impatto economico e sociale sia sull’individuo che sul sistema sanitario.

Mattias Carlström e Susanna Larsson, principali autori della revisione, hanno analizzato 30 studi scientifici su una popolazione complessiva di oltre 1,2 milioni di persone per meglio comprendere come il consumo di caffè influisca sullo sviluppo del diabete di tipo 2 e delle complicanze ad esso associate.

L’associazione risulta essere dose-dipendente: il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 diminuirebbe, rispettivamente, del 7% (in caso di caffè con caffeina) e del 6% (in caso di caffè decaffeinato) per tazza al giorno. In particolare, la riduzione del rischio di diabete di tipo 2 di nuova insorgenza sembra essere leggermente maggiore con il caffè non decaffeinato.

Gli autori hanno esaminato quali sono i potenziali meccanismi biochimici della bevanda che intervengono sul rischio di diabete di tipo 2. In particolare, gli studi esaminati mostrano che, grazie alle sue proprietà antiossidanti, l’assunzione a lungo termine di caffè può ridurre lo stress ossidativo, associato, oltre che a numerosi effetti avversi sulle funzioni cardiovascolari, metaboliche e renali, anche all’insorgenza di diabete di tipo 2.

Numerose ricerche hanno inoltre dimostrato che il consumo regolare di caffè può ridurre i livelli dei marcatori pro-infiammatori e, di conseguenza, l’infiammazione cronica di basso grado, che è stata collegata a disturbi cardiovascolari e metabolici, come il diabete di tipo 2.

Gli autori della review sottolineano comunque che sono necessari studi randomizzati a lungo termine per confermare l’associazione protettiva e per approfondire maggiormente i meccanismi sottostanti a questa relazione. A titolo esemplificativo, gli studi dovrebbero valutare e categorizzare i partecipanti reclutati anche in base al loro genotipo, parametro che modifica il processo metabolico della caffeina.

In conclusione il caffè – insieme a importanti cambiamenti nello stile di vita necessari per intervenire su molteplici fattori di rischio – potrebbe costituire un punto di partenza per l’implementazione della ricerca di nuove strategie terapeutiche per il diabete di tipo 2 e le complicanze associate.

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