Glaucoma, ecco i nuovi interventi chirurgici che potrebbero evitare il rischio cecità

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Glaucoma, ecco i nuovi interventi chirurgici che potrebbero evitare il rischio cecità

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Glaucoma, ecco i nuovi interventi chirurgici che potrebbero evitare il rischio cecità

21/12/2015

È una malattia progressiva del nervo ottico che colpisce circa il 2 per cento della popolazione generale, soprattutto anziani. Il glaucoma, nei paesi sviluppati, è una delle principali cause di perdita irreversibile della vista.

Sebbene il trattamento farmacologico, laser e chirurgico abbiano compiuto significativi progressi, il principale fattore che permette di difendersi dalla cecità per glaucoma è giungere a una diagnosi precoce.

«Il glaucoma è una malattia progressiva del nervo ottico che, se lasciata a se stessa porta a cecità» spiega Carlo Enrico Traverso, presidente della Società europea glaucoma « e non si tratta di un rischio di poco conto: basti pensare che nel mondo industrializzato è una delle prime tre cause di cecità irreversibile».

L’altro dato da tenere presente è che il danno al nervo ottico è quasi sempre collegato a una pressione oculare superiore a quella che l’occhio del soggetto colpito possa sopportare.

Ne consegue che la terapia è quasi esclusivamente diretta a normalizzare la pressione oculare. «Volendo scendere lievemente più in dettaglio» sottolinea «possiamo dire che si distinguono una forma di glaucoma detta “ad angolo aperto”, che è anche la più comune, e una forma “ad angolo chiuso”».

Nella prima, l’elevata pressione oculare logora a lungo andare il nervo ottico, portando a una compromissione graduale del campo visivo.

Nella seconda forma la chiusura dell’angolo della camera anteriore dell’occhio può determinare un improvviso incremento della pressione intraoculare, che raggiunge talvolta rapidamente valori elevatissimi, come nel caso di un attacco di glaucoma acuto.

«Nel caso del glaucoma ad angolo aperto, uno dei problemi è proprio che la malattia resta asintomatica e mostra i suoi segni quando il danno al nervo ottico è già in una fase piuttosto avanzata: la perdita del campo visivo inizia difatti dalla periferia e non riguarda la visione centrale se non negli stadi molto tardivi; per questo il paziente solitamente non se ne accorge finché il danno non è grave».

Nel caso del glaucoma ad angolo chiuso, che comporta una sofferenza notevole di tutte le strutture oculari, i sintomi sono spesso piuttosto evidenti, per esempio l’arrossamento dell’occhio colpito o l’appannamento improvviso della vista.

«Negli ultimi 6-7 anni sono stati proposti interventi meno invasivi molto interessanti e promettenti, ma nel dare un giudizio complessivo bisogna essere a mio avviso molto prudenti, perché non sono ancora disponibili per tutte queste tecnologie dati esaurienti sulla loro efficacia e sicurezza a lungo termine».

Certamente la ricerca scientifica ha portato all’introduzione di nuovi farmaci, e nuove terapia sia laser che chirurgiche. «Un passo avanti molto significativo e menzionato di rado riguarda la possibilità attuale di operare di cataratta pazienti glaucomatosi anche molto complessi, con risultati ottimi e con un notevole margine di sicurezza, purché l’intervento sia effettuato da un chirurgo esperto» spiega l’esperto.

Inoltre in casi ben selezionati di glaucoma ad angolo chiuso l’intervento di cataratta è un atto terapeutico: la sostituzione del cristallino naturale con quello artificiale, molto più sottile, riesce a migliorare l’idrodinamica oculare e a far diminuire la pressione oculare.

«Quindi la difficoltà intrinseca dell’intervento di cataratta, che anni fa i pazienti con glaucoma dovevano affrontare, è oggi efficacemente combattuta sia dall’adozione di tecnologie vieppù affidabili che dal notevole miglioramento dell’addestramento chirurgico degli oculisti» sottolinea.

Anche nel trattamento medico i progressi sono stati significativi, grazie allo sviluppo di farmaci in collirio sempre più efficaci nel controllo della pressione oculare e pressoché privi di effetti sistemici avversi.

«Bisogna innanzitutto sensibilizzare il largo pubblico sull’opportunità, una volta arrivati ai 50 anni di età e poi con una frequenza di 2-3 anni, di sottoporsi a una vista oculistica, che consente di valutare non solo il rischio di glaucoma ma anche di altre malattie degenerative che colpiscono l’occhio: degenerazione maculare, retinopatia diabetica e cataratta».

Un altro gruppo di soggetti a cui è caldamente consigliato di farsi controllare dallo specialista è costituito dai parenti, soprattutto sedi primo grado, di un caso di glaucoma già diagnosticato, che hanno un rischio d’insorgenza della malattia 10 volte superiore a quello della popolazione generale.

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