Aterosclerosi: positivi i primi test su una nuova terapia

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Aterosclerosi: positivi i primi test su una nuova terapia

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Aterosclerosi: positivi i primi test su una nuova terapia

24/05/2018

Una semplice iniezione per invertire gli effetti dell’arteriosclerosi: è il traguardo che si è posto un gruppo di scienziati coordinato da Neel Mansukhani, ricercatore presso la Northwestern University. La nuova terapia, che ha superato con successo le prime sperimentazioni su animali, è stata presentata all’ultimo incontro dell’American Heart Association riguardante la biologia vascolare.

Il trattamento dell’arteriosclerosi, patologia caratterizzata dal restringimento di arterie e vasi sanguigni causato dalle cosiddette placche ateromatose, può essere di tipo farmacologico oppure chirurgico. Entrambi i metodi, nonostante l’efficacia, non sono in grado di rimuovere le cause della patologia e presentano alcune controindicazioni: le statine possono solo tenere sotto controllo la lipoproteina a bassa densità (il cosiddetto “colesterolo cattivo”), mentre bypass e stent possono talvolta causare danni alle pareti arteriose.

Obiettivo della ricerca, spiega Mansukhani, era individuare un metodo non invasivo e non chirurgico per fermare e invertire la progressione della malattia. A questo scopo, i ricercatori hanno sviluppato una speciale nanofibra in grado di rimuovere in maniera mirata le placche dalle arterie. Tale nanofibra è caratterizzata dalla presenza di una molecola capace di agire in maniera mirata sulle placche, per facilitare la somministrazione per via endovenosa,  e da una sequenza di aminoacidi che facilita la dissoluzione del colesterolo.

La terapia è stata testata su un gruppo selezionato di roditori, geneticamente predisposti all’arteriosclerosi e nutriti per 14 settimane con una dieta ad alto contenuto di grassi. Nelle otto settimane successive, i topi hanno ricevuto un’iniezione a cadenza bisettimanale, rispettivamente della nanofibra o di una soluzione salina.

Una volta determinati dosaggio e concentrazione ottimale, i ricercatori hanno potuto osservare gli effetti della terapia dopo le prime ventiquattr’ore. La nanofibra, riassorbita dall’organismo entro 7-10 giorni, ha determinato negli animali un calo rispettivamente dell’11% nei maschi e del 9% nelle femmine.

I risultati sono senza dubbio promettenti: «La nanofibra si lega in maniera specifica alle lesioni aterosclerotiche e riduce il volume delle placche dopo un trattamento breve», ha dichiarato Mansukhani. Tuttavia, precisa lo scienziato, si tratta ancora di test preliminari e servirà altro tempo prima di poter sperimentare la terapia sugli esseri umani.

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