Inquinamento, ricerca avverte: a rischio la fertilità maschile

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Inquinamento, ricerca avverte: a rischio la fertilità maschile

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Inquinamento, ricerca avverte: a rischio la fertilità maschile

12/12/2017

L’inquinamento atmosferico, in particolare quello legato alle polveri sottili, sarebbe associato a una più bassa qualità dello sperma. Lo suggerisce una ricerca internazionale pubblicata sull’edizione online della rivista scientifica Occupational & Environmental Medicine.

L’effetto dello smog avrebbe secondo i ricercatori un impatto trascurabile a livello clinico ma, secondo i ricercatori, la vasta diffusione dell’inquinamento potrebbe tradursi in infertilità per «un numero significativo di coppie».

Le conoscenze scientifiche attuali hanno permesso di stabilire con certezza che l’esposizione ad alcuni agenti chimici può essere un fattore negativo sulla qualità dello sperma. I ricercatori hanno voluto in questa sede stabilire se anche l’inquinamento atmosferico avesse un ruolo specifico nel fenomeno. Per esplorare l’ipotesi è stato osservato l’impatto delle polveri sottili a breve e a lungo termine sulla salute di quasi 6500 uomini taiwanesi di età compresa fra i 15 e i 49 anni.

I soggetti hanno preso parte a un programma di monitoraggio medico standard fra il 2001 e il 2014, durante il quale è stata misurata la qualità dello sperma (conta totale, forma e dimensione, motilità), in accordo con le linee guida Oms. I livelli di PM2,5 sono stati stimati, sulla base di modelli matematici e dati satellitari NASA, lungo un periodo di tre mesi per una media di due anni presso i rispettivi luoghi di residenza.

L’associazione riscontrata fra inquinamento e la forma e dimensione degli spermatozoi è stata netta: per ogni 5 microgrammi per metro cubo di polveri sottili è stato riscontrato un calo dell’1,29% della normale forma e dimensione degli spermatozoi. Al netto di altri fattori potenzialmente influenti come fumo, alcol, età e forma fisica, è stato registrato inoltre un ulteriore 26% in più di rischio di trovarsi nel 10% più basso nel range della normalità. Il contestuale aumento della conta totale degli spermatozoi è stato spiegato come possibile meccanismo compensativo da parte dell’organismo.

Lo studio, essendo di natura osservazionale, non ha permesso di stabilire con certezza una relazione di causa-effetto tra i due fenomeni. Non è chiaro, del resto, in che modo l’inquinamento atmosferico possa danneggiare la produzione di sperma. È tuttavia noto che alcuni componenti presenti nelle polveri sottili (metalli pesanti e alcuni idrocarburi) siano connessi a danni a carico dello sperma.

Una possibile spiegazione potrebbe essere data dai danni che gli agenti inquinanti possono portare al DNA e ai processi cellulari nell’organismo. «Le stime sugli effetti sono ridotte e in un contesto clinico possono essere considerate trascurabili, ma si tratta di un problema importante per la salute pubblica», sottolineano i ricercatori. «Anche un piccolo effetto delle polveri sottili sulla normale morfologia degli spermatozoi può tradursi in un significativo numero di coppie colpite da infertilità». Gli scienziati chiedono quindi un piano globale per minimizzare l’impatto dell’inquinamento sulla salute riproduttiva.

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