Trapianti: primi passi verso la creazione dell’ovaio artificiale

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Trapianti: primi passi verso la creazione dell’ovaio artificiale

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Trapianti: primi passi verso la creazione dell’ovaio artificiale

18/07/2018

Un gruppo di ricerca belga ha messo a punto un prototipo di tessuto ovarico trapiantabile. La scoperta, illustrata in uno studio pubblicato su Journal of Assisted Reproduction and Genetics, riguarda una formula proteica che per elasticità e struttura molecolare è molto simile al tessuto che riveste le ovaie. Si tratta di una possibile svolta per le donne afflitte da infertilità, o quelle che non possono concepire a seguito di un trattamento radio o chemioterapico.

Il trattamento è simile alla criopreservazione, nella quale una parte del tessuto ovarico viene prelevato dalla paziente prima che inizi la terapia e reimpiantato una volta che il tumore è in remissione. La tecnica ha già permesso a 130 donne di concepire e portare a termine una gravidanza dopo il tumore, ma non è applicabile sulle pazienti a rischio di tumori maligni: in quel caso, infatti, la possibilità che siano presenti cellule tumorali nel tessuto preservato è troppo alta.

I ricercatori della Université Catholique di Louvain hanno quindi provato a isolare i follicoli, che nel tessuto ovarico producono ormoni e precursori delle cellule uovo. I follicoli sono incapsulati in un rivestimento di fibrina che viene successivamente innestato nella paziente, ristabilendo le funzioni ormonali e riproduttive. La matrice di fibrina è stata sviluppata in precedenza presso lo stesso laboratorio. «L’idea è che queste matrici riproducano la struttura e le proprietà fisiche dell’ovaia in modo da supportare la crescita dei follicoli», spiega Costanza Chiti, una delle autrici dello studio.

La tecnica è stata sperimentata finora su tessuti e follicoli animali, ma in questo caso i ricercatori si sono concentrati sull’esame microscopico delle biopsie prelevate da tre pazienti in età riproduttiva, mettendo a confronto parametri come lo spessore e la rigidità dei tessuti con quelli delle matrici di fibrina. Tutto questo «allo scopo di identificare la formulazione di fibrina che più si avvicina all’ambiente naturale dell’ovaia umana in termini di architettura, porosità e rigidità», spiega Chiti.

«Queste combinazioni possono riprodurre l’ambiente fisico dei follicoli umani, il che le rende ottime candidate per un prototipo di ovaia artificiale», prosegue la ricercatrice. «Sono scoperte essenziali per aiutarci a trovare uno standard su cui lavorare».

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