Alcuni farmaci antiulcera danneggiano i reni in modo subdolo

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Alcuni farmaci antiulcera danneggiano i reni in modo subdolo

insufficienza renale

Alcuni farmaci antiulcera danneggiano i reni in modo subdolo

06/03/2017

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, negli Stati Uniti, ha dimostrato che, se somministrati per lunghi periodi, gli inibitori di pompa protonica (IPP) possono provocare un danno ai reni tanto grave quanto improvviso.

A lanciare l’allarme uno studio a cui hanno partecipato circa 144.000 pazienti, dei quali 125.000 assumevano IPP, mentre ai restanti (poco meno di 18.500 soggetti) erano stati prescritti inibitori dei recettori H2, anche detti anti-H2.

Entrambe le classi di farmaci sono comunemente utilizzate per disturbi legati all’iperacidità gastrica, come il reflusso gastroesofageo o l’ulcera.

Per quanto riguarda in particolare gli IPP, in Italia negli ultimi anni è stato registrato un significativo aumento delle prescrizioni di questi medicinali, che in alcuni casi possono essere acquistati senza bisogno di ricetta medica.

Il loro utilizzo non è però esente da rischi: alcuni studi hanno dimostrato un’associazione fra l’uso di IPP e una maggiore probabilità di eventi avversi, fra cui disturbi renali. La comparsa di primi sintomi acuti a carico dei reni è spesso considerata dai medici un segnale di pericolo che induce a interromperne la somministrazione.

Secondo quanto riportato sulla rivista Kidney International, i dati raccolti dopo un follow up di 5 anni rivelano però che in più della metà dei pazienti che assumevano IPP e che hanno sviluppato una malattia renale cronica e un’insufficienza renale allo stadio terminale non era stato osservato in precedenza alcun danno renale acuto.

Al contrario, nel gruppo di soggetti ai quali erano stati somministrati gli anti-H2, più del 90% dei casi di malattia renale cronica era stato preceduto da sintomi renali acuti.

La somministrazione di IPP sembra quindi associata a un graduale, ma silente, danno ai reni che, senza alcuna avvisaglia, può portare a un’insufficienza renale terminale.

Il monito lanciato dagli studiosi è quindi chiaro: «I medici che prescrivono IPP non possono basarsi, per valutare la salute dei reni dei propri pazienti, sulla comparsa di disturbi renali acuti – spiega Ziyad Al-Aly, coordinatore dello studio – in quanto spesso la funzionalità dei reni si deteriora senza dar luogo ad alcun sintomo evidente. Ecco perché, se da una parte i clinici devono valutare attentamente la necessità di prescrivere IPP, visti i rischi che possono comportare soprattutto a livello renale, dall’altra i pazienti devono essere messi in guardia dall’assumere questi farmaci senza uno stretto controllo medico».

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