Malattia renale cronica, l’appello dei nefrologi italiani: «Prevenzione, diagnosi precoce e cultura del dono»

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Malattia renale cronica, l’appello dei nefrologi italiani: «Prevenzione, diagnosi precoce e cultura del dono»

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Malattia renale cronica, l’appello dei nefrologi italiani: «Prevenzione, diagnosi precoce e cultura del dono»

05/10/2018

È in corso il 59° congresso SIN, l’associazione che riunisce 1.500 nefrologi italiani, a rimini. Tanti gli argomenti al centro dei dibattiti e delle presentazioni. Tra tutti, particolare attenzione è stata data quest’anno alla malattia renale cronica, una patologia che sarebbe semplice da prevenire e facile da diagnosticare. Eppure, stando alle ultime indagini, sta diventando un problema di salute pubblica di dimensioni preoccupanti.

Secondo uno studio recente della SIN, la prevalenza di malattia renale cronica è pari al 7% nella popolazione italiana. Un dato in progressivo e costante aumento, soprattutto perché raggiunge valori ancora più elevati, fino al 50%, in presenza di diabete, ipertensione arteriosa, obesità e dislipidemia.

Afferma Loreto Gesualdo, presidente SIN: «La malattia renale cronica è una condizione di alterata funzione renale che persiste da oltre 3 mesi ed è classificata in cinque stadi di crescente gravità, dove il 5° stadio corrisponde alla dialisi o al trapianto di rene. I reni sono “i filtri” del nostro organismo e come dei lavoratori instancabili sono impegnati 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 a depurarci dalle sostanze tossiche in gran parte derivanti dall’alimentazione. Tra le funzioni dei reni, vale la pena ricordarne alcune per chiarire come questi organi siano di fondamentale importanza per la nostra salute. I reni sono: controllori dell’equilibrio idrosalino, cioè regolano la quantità di acqua e sali contenuta nel nostro organismo, sono i produttori dell’eritropoietina, un ormone che determina la produzione dei globuli rossi, e della renina, un enzima che interviene nel controllo  della pressione e, infine, interviene nel processo di attivazione della Vitamina D che regola il metabolismo osseo».

«È un problema rilevante» aggiunge Stefano Bianchi, segretario SIN «e rappresenta un problema rilevante, in primis per l’impatto che questa patologia può avere sulla qualità della vita familiare e lavorativa delle persone, in secondo luogo per la complessità organizzativa della terapia nella sua fase terminale ed infine per i costi sociali conseguenti al suo trattamento. Si stima infatti che le risorse destinate dal SSN per la cura solo della fase terminale della malattia, dialisi e trapianto renale, si avvicini al 2% della spesa sanitaria totale (2-2.5 miliardi di euro).»

Prevenire la malattia renale cronica significa lavorare per aumentare la consapevolezza che gli stili di vita adeguati possano rappresentare la migliore strategia per prevenire le condizioni maggiormente responsabili del danno renale.

Oltre alla prevenzione, è fondamentale un approccio alla patologia che privilegi la diagnosi precoce.

Dal momento che la maggior parte delle malattie renali sono “silenti”, cioè senza alcuna sintomatologia clinica rilevante, per la maggior parte della loro storia clinica e talvolta fino agli stadi di malattia più avanzati, la diagnosi di malattia renale cronica non può attendere la comparsa di sintomi ma deve essere ricercata da parte dei medici. Attendere che un paziente con malattia renale si presenti al medico significa quasi sempre diagnosticarla in fase tardiva, perdendo molte possibilità di un’adeguata ed efficace terapia. Ricercare una malattia renale quando questa è ancora in una fase precoce significa invece avere moltissime possibilità di intervenire per arrestarne o almeno rallentarne la progressione verso gli stadi più evoluti.

«L’approccio più corretto – dichiara Giuliano Brunori, presidente Eletto SIN – è quindi quello non di “attendere” in ospedale ma di andare a “cercare” nella popolazione generale e soprattutto nei soggetti a rischio. Per evidenziare la presenza di una malattia renale cronica e definire il suo stadio è sufficiente eseguire due semplici test: un esame urine per verificare la presenza di albumina ed un semplice esame ematico, la creatininemia, con successiva stima, attraverso una formula matematica, del valore della filtrazione glomerulare, principale parametro indicativo del funzionamento dei reni. Questi due esami, poco costosi, di semplice esecuzione ed eseguibili in qualsiasi contesto clinico, permettono una rapida stadiazione della malattia renale cronica e quindi un tempestivo intervento terapeutico che comprenda un approccio farmacologico e nutrizionale, oltre alla modifica di stili di vita. La prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie renali rappresentano due degli obiettivi prioritari della Società Italiana di Nefrologia perché un giorno possa realizzarsi il sogno di tutti i nefrologi: un mondo senza dialisi.»

Trapianti di rene: aumento del 10% nel 2017

La SIN promuove la cultura del dono attraverso il progetto “Una scelta in comune”. Il trapianto renale è un intervento che rappresenta il trattamento preferenziale per i pazienti affetti da malattia renale cronica negli ultimi stadi di malattia, perché in grado di restituire una normale funzionalità renale e permettere alla maggior parte dei pazienti il ritorno a una vita normale.

Secondo gli ultimi report relativi al 2016 ed al 2017 in Italia è cresciuto più del 10% il numero di trapianti effettuati, fotografando quindi un trend positivo che ha registrato un totale di 2072 trapianti nel 2016 e arrivando a 2244 trapianti nel 2017.

«Questi dati – commenta Gesualdo – sono indicativi del duplice sforzo fatto dalla Società Italiana di Nefrologia in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti sia per potenziare il trapianto da vivente e il trapianto preemptive da cadavere sia per sensibilizzare le persone a credere in maniera consapevole al valore del dono come atto d’amore in grado di produrre una reazione a catena di vite salvate. A questo proposito desidero lanciare un appello affinché si parli sempre di più del progetto “Una scelta in comune” che offre la possibilità a tutti i cittadini di esprimere un consenso volontario al dono degli organi, semplicemente recandosi in comune presso gli uffici delle anagrafi, per fare o per rinnovare la carta d’identità elettronica».

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