Leucemia acuta promielocitica, grazie al sacrificio di un ciclista francese oggi si può curare

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Leucemia acuta promielocitica, grazie al sacrificio di un ciclista francese oggi si può curare

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Leucemia acuta promielocitica, grazie al sacrificio di un ciclista francese oggi si può curare

22/04/2016

Malattia praticamente sconosciuta fino a pochi decenni fa, oggi la leucemia acuta promielocitica si può curare.

La storia di questa malattia inizia negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando un medico norvegese, Leif K. Hillstad, si accorse che alcune persone venivano colpite da una sindrome che non era il classico tumore del sangue. La definì “la forma più maligna di leucemia acuta”.

Ma la vera svolta arriva qualche anno più tardi, quando l’ematologo francese Jean Bernard, dell’Hòpital Saint Luis di Parigi, pubblica una descrizione più dettagliata della patologia e riporta una serie dettagliata di casi, sottolineando il decorso super rapido della malattia caratterizzata da frequenti emorragie.

Uno dei casi clinici più emblematici descritti da Bernard è quello di un giovane ciclista. Come ogni sportivo godeva di un ottimo stato di salute generale. Ma il giorno successivo a una gara particolarmente impegnativa inizia ad accusare un po’ di stanchezza. Il medico lo visita, ma ritiene che sia dovuta alla gara che ha sostenuto il giorno prima.

Leucemia acuta promielocitica

Non passano 24 ore e sulle gambe del ciclista iniziano a comparire piccole macchie emorragiche cutanee, le cosiddette petecchie. A causarle è un calo del numero di piastrine nel sangue.

Due giorni dopo viene colpito da un’emorragia cerebrale massiva, alla quale purtroppo – dopo soli quattro giorni dalla gara – il giovane atleta non sopravvive.

Informazione fondamentale per salvare la vita

Dagli anni Sessanta a oggi sono stati fatti molti progressi. Quella che manca ancora è una corretta informazione. Sì, perché è una malattia curabile nella quasi totalità dei casi, a patto che venga riconosciuta per tempo.

La leucemia acuta promielocitica è una rara forma di leucemia che colpisce circa 150 persone all’anno in Italia. L’esordio è improvviso e in alcuni casi, si accompagna a gravi emorragie dovute al caso di piastrine e all’alterazione dei meccanismi della coagulazione.

La progressione è molto rapida: il 10-20% dei pazienti va incontro a emorragie maggiori fatali, in genere al cervello, ancora prima di ricevere una diagnosi e quindi essere sottoposti al trattamento.

Per questo è fondamentale una diagnosi precoce che consenta un intervento rapido.

«Oggi la leucemia acuta promielocitica è una patologia che può essere curata» ha affermato durante un recente incontro con la stampa Giuseppe Rossi, direttore della Struttura complessa di ematologia e dipartimento di oncologia clinica agli Spedali Civili di Brescia.

«Il 90% dei pazienti a cui viene diagnosticata la patologia» ha aggiunto «può guarire grazie alle recenti scoperte scientifiche per le quali è stato fondamentale il contributo della ricerca italiana e in particolare del Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto, GIMEMA, fondato dall’ematologo Franco Mandelli. L’armamentario terapeutico a nostra disposizione si basa su farmaci mirati, associati alla trasfusione di concentrati piastrinici e altri emoderivati come il plasma fresco congelato».

I sintomi da non sottovalutare

Si manifesta in genere con ecchimosi, i comuni lividi che si formano in seguito a piccoli traumi, e petecchie, ossia macchie di piccole dimensioni di colore rosso vivo, soprattutto agli arti inferiori.

A questi si associano spesso gravi emorragie a livello gastrointestinale, genito urinario e nel cervello.

Se compaiono questi sintomi senza apparente motivo, soprattutto se accompagnati da stanchezza e spossatezza, occorre recarsi immediatamente in ospedale, meglio in una struttura che al suo interno ha un reparto di ematologia.

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