Linfoma, nuova terapia epigenetica presentata a Parigi

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Linfoma, nuova terapia epigenetica presentata a Parigi

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Linfoma, nuova terapia epigenetica presentata a Parigi

03/08/2018

Risultati promettenti per una nuova terapia presentata a Parigi, nell’ambito del TAT International Congress: i BET-inibitori e gli EZH2-inibitori, sperimentati in Svizzera presso l’Istituto Oncologico della Svizzera meridionale (IOSI) di Bellinzona, hanno mostrato effetti positivi su pazienti affetti da linfoma.

Anastasios Stathis, coordinatore dello studio, è stato uno dei primi oncologi a condurre ricerche in questo settore. I BET-inibitori hanno mostrato una certa attività nell’ambito della leucemia, del linfoma e del carcinoma NUT, una forma rara e molto aggressiva di tumore solido in cui i geni BET giocano un ruolo centrale. La base di questo studio è stata una precedente sperimentazione condotta su birabresib, un BET-inibitore mostratosi efficace nel linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL).

Da quel momento sono stati testati diversi BET-inibitori e i risultati preliminari hanno confermato la loro efficacia nei pazienti affetti da DLBCL e da carcinoma NUT. I farmaci sono generalmente ben tollerati, ma presentano alcuni effetti collaterali che ne possono limitare il raggio d’azione: fra essi, la trombocitopenia (reversibile e non accompagnata da emorragie rilevanti), affaticamento e problemi gastrointestinali.

Secondo quanto riferisce Stathis, l’impatto clinico dei BET-inibitori non è ancora del tutto chiaro: il tasso di risposta alla terapia per il linfoma dei farmaci testati negli ultimi cinque anni è superiore al 30%, e nel caso dei BET-inibitori il dato è ancora inferiore. Stathis conta di riuscire a identificare i pazienti più adatti alla terapia, magari in combinazione con altri farmaci. Esistono inoltre nuovi tipi di BET-inibitori in fase di sperimentazione preclinica che potrebbero avere un’efficacia maggiore.

Un’altra classe di farmaci è stata testata su un gruppo di pazienti affetti da linfoma a cellule B, gli EZH2-inibitori. EZH2 è una proteina che nel linfoma presenta di frequente mutazioni. Il farmaco sperimentato è risultato essere ben tollerato, con effetti collaterali considerati gestibili. «Se verrà approvato dalle autorità sanitarie», spiegano gli autori dello studio, «l’inibizione di EZH2 potrà diventare un nuovo paradigma terapeutico per il trattamento del linfoma».

Tazemetostat, un altro farmaco appartenente alla classe degli EZH2-inibitori, ha ottenuto in uno studio precedente tassi di risposta del 92% per i pazienti affetti da linfoma follicolare e del 26% per la forma non mutata della patologia. Alla luce di questi dati, secondo Stathis è necessario interrogarsi sulla necessità di trattare i pazienti privi di mutazione, anche se resta la volontà di approfondire le ragioni per cui quella percentuale di pazienti reagisce bene alla terapia.

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