Parkinson, sintomi mitigati grazie alla deep brain stimulation

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Parkinson, sintomi mitigati grazie alla deep brain stimulation

20/08/2018

La stimolazione cerebrale profonda (DBS, dall’inglese deep brain stimulation) è in grado di rallentare i sintomi della malattia di Parkinson nel suo primo stadio: sono le conclusioni di uno studio condotto dal Vanderbilt University Medical Center di Nashville negli Stati Uniti. Lo studio è stato pubblicato online nei giorni scorsi dalla rivista scientifica Neurology.

«È un risultato straordinario», ha dichiarato il coordinatore dello studio David Charles. Si tratta della prima terapia ad avere effetto sui sintomi del Parkinson, per il quale non esistono cure in grado di rallentarne i sintomi. Per confermare i risultati emersi saranno comunque necessarie ulteriori ricerche, da condurre su campioni più ampi e variegati.

Lo studio, iniziato nel 2006, è stato controverso: all’epoca la DBS era stata approvata solo per il trattamento del Parkinson in stadio avanzato, fase in cui la terapia farmacologica non è più efficace. Secondo i risultati della ricerca, con la sola terapia farmacologica il rischio di aggravamento dei sintomi entro due anni è di sette volte superiore rispetto alla terapia associata alla stimolazione cerebrale profonda.

Non è stato possibile individuare sintomi specifici che potrebbero essere maggiormente influenzati dalla DBS, tuttavia le analisi hanno mostrato che l’86% dei pazienti che non hanno ricevuto nel corso dello studio la DBS hanno sviluppato tremori a carico di arti precedentemente sani, contro il 46% dei pazienti sottoposti alla stimolazione cerebrale profonda. Quattro di questi pazienti hanno visto migliorare i propri sintomi e per un paziente sono completamente spariti.

Le autorità sanitarie statunitensi hanno dato il via libera a un nuovo trial clinico, da condurre su 280 pazienti affetti da Parkinson ai primi stadi. Lo studio partirà nel 2019 e coinvolgerà altri diciassette centri medici sul territorio statunitense.

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