Parkinson, una possibile cura “scoperta” negli squali. Al via i primi studi clinici

Home / malattia di parkinson / Parkinson, una possibile cura “scoperta” negli squali. Al via i primi studi clinici

Parkinson, una possibile cura “scoperta” negli squali. Al via i primi studi clinici

malattia di parkinson

Parkinson, una possibile cura “scoperta” negli squali. Al via i primi studi clinici

19/01/2017

C’è anche un pezzo di Italia nel team internazionale di ricercatori che ha scoperto l’efficacia della squalamina, uno steroide di origine animale, contro malattie neurodegenerative come il Parkinson o la demenza da corpi di Lewy.

La molecola, una versione sintetica di quella naturalmente presente in una specie di squalo (lo spinarolo), impedisce la formazione degli aggregati di alfa-sinucleina, il marchio di fabbrica di queste patologie, e riduce la tossicità degli aggregati già esistenti.

I risultati della ricerca, che ha visto la partecipazione di Michele Perni e Michele Vendruscolo dall’Università di Cambridge, e la collaborazione, fra le altre, dell’Università di Firenze, sono stati pubblicati sull’edizione online di Proceedings of the National Academy of Sciences.

La scoperta prende spunto dal lavoro di Michael Zasloff, uno dei coordinatori dello studio, presso l’Università di Georgetown. Esperto nel funzionamento dei sistemi immunitari innati, Zasloff ha scoperto la squalamina nel 1993, e ne ha prodotta una versione sintetica due anni dopo, con un processo che non richiede l’uso di tessuti naturali provenienti da animali.

Le ricerche sulla molecola ne hanno rivelato le proprietà antivirali e antitumorali: questa è la prima volta che viene dimostrata la sua efficacia in campo neurologico su modelli in vivo di Parkinson.

Una serie di esperimenti in vitro ha dimostrato che la squalamina, una molecola a carica positiva con un’alta affinità per le membrane caricate negativamente, è in grado letteralmente di staccare l’alfa-sinucleina dalle membrane nervose a cui la proteina si lega, impedendo la formazione degli aggregati tossici tipici del Parkinson.

La squalamina, allo stesso modo, sembra inoltre in grado di proteggere i tessuti umani sani, impedendo agli aggregati di alfa-sinucleina già formati di aderire alle membrane cellulari dei neuroni.

Lo studio è poi passato a un modello in vivo della malattia, un verme nematode chiamato C. elegans. Somministrando la squalamina per via orale, i ricercatori hanno potuto osservare come questa impedisse all’alfa-sinucleina di formare aggregati, e prevenisse la paralisi muscolare nei vermi.

La scoperta prepara il terreno a una potenziale nuova terapia contro il Parkinson, ma saranno necessarie ulteriori ricerche prima di arrivarci: «Si tratta di un composto di prima generazione, che possiamo migliorare attraverso studi ulteriori sul meccanismo con il quale gli aggregati di alfa-sinucleina sono influenzati dalla molecola», spiegano gli scienziati. Zasloff conclude che è in programma un trial clinico sulla squalamina nel Parkinson.

Advertise

Related reading

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Not readable? Change text. captcha txt

Start typing and press Enter to search