Allo studio nuovi farmaci contro la perdita dell’udito

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Allo studio nuovi farmaci contro la perdita dell’udito

13/03/2018

Milioni di persone in tutto affette da problemi di udito potrebbero beneficiare di una nuova classe di farmaci messa a punto negli Stati Uniti da un gruppo di ricercatori presso il St. Jude Children’s Research Hospital.

Il meccanismo d’azione di questi farmaci è descritto in uno studio pubblicato su Journal of Experimental Medicine, e consiste nell’inibizione dell’enzima CDK2, osservata su un modello animale.

Secondo l’Oms, le persone affette da problemi di udito sono 360 milioni, 32 milioni delle quali sono bambini. Tali problemi possono essere causati da fattori congeniti, infezioni, farmaci o l’esposizione al rumore. Allo stato attuale non esistono farmaci utili a prevenire o curare questi difetti.

I ricercatori hanno passato in rassegna oltre quattromila farmaci, cercando di stabilire la loro efficacia nel proteggere le cellule della coclea dagli effetti collaterali di cisplatin, un farmaco chemioterapico usato contro diversi tumori, noto per causare una perdita irreversibile dell’udito nel 70% dei pazienti.

Fra i farmaci presi in considerazione, alcuni dei quali già approvati per l’uso dalle autorità sanitarie statunitensi, ne sono stati identificati in particolare tre, inibitori dell’enzima CDK2. Uno di questi, chiamato kenpaullone, risulta essere più efficace di altri quattro farmaci attualmente in fase di test per il trattamento dei problemi di udito.

La somministrazione del farmaco nell’orecchio medio attraverso iniezione ha protetto gli animali (topi e ratti) dalla perdita di udito indotta da cisplatin, e persino dai danni derivati da rumori superiori a 100 dB. Tale soglia, spiegano i ricercatori, rientra nel range percepito come fastidioso dagli esseri umani: il farmaco potrebbe avere quindi applicazioni cliniche significative in questo senso.

«La robusta protezione offerta da kenpaullone potrebbe trasformare la prevenzione e il trattamento della perdita di udito indotta da cisplatin o dal rumore», ha dichiarato il coordinatore della ricerca Jian Zuo. «L’effetto potrebbe essere addirittura migliorato attraverso opportune modifiche al regime di trattamento, di somministrazione e della composizione chimica del farmaco».

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