Antibioticoresistenza: i superbatteri nascono anche grazie all’inquinamento

Home / malattie infettive / Antibioticoresistenza: i superbatteri nascono anche grazie all’inquinamento

Antibioticoresistenza: i superbatteri nascono anche grazie all’inquinamento

malattie infettive

Antibioticoresistenza: i superbatteri nascono anche grazie all’inquinamento

23/07/2018

I microbi diventano resistenti ai farmaci anche per colpa dell’inquinamento nei corsi d’acqua urbani. Lo afferma uno studio condotto negli Stati Uniti, pubblicato nei giorni scorsi su Ecosphere. Gli impianti per la depurazione delle acque, riportano i ricercatori, non sono in grado di smaltire molti componenti farmaceutici e lo studio ha quindi voluto osservare gli effetti di queste sostanze sui microorganismi.

Gli scienziati hanno valutato la presenza di antidolorifici, stimolanti, antistaminici e antibiotici in quattro corsi d’acqua nell’area di Baltimora, misurando la risposta dei microbi nei confronti dell’esposizione a questi farmaci. Nei corsi d’acqua, alghe e batteri tendono ad assemblarsi nei cosiddetti biofilm, le pellicole che si possono osservare su alcune pietre e sassi nel letto dei fiumi. I biofilm costituiscono nicchie biologiche essenziali a mantenere in salute il corso d’acqua: guidano i processi nutritivi, scompongono gli agenti contaminanti e formano la base della catena alimentare.

Diversi microbi possono sopportare diversi tipi di sostanze chimiche sintetiche a diverse concentrazioni, spiegano gli scienziati. «Quando esponiamo i corsi d’acqua all’inquinamento farmaceutico stiamo alterando senza saperlo le loro comunità batteriche. Eppure sappiamo poco su cosa questo significhi per l’ecologia e per la qualità dell’acqua».

Lungo un periodo di due settimane, i corsi d’acqua sono stati analizzati per verificare la presenza di specifici principi attivi, fra i quali caffeina e anfetamine (stimolanti) , acetaminofene e morfina (antidolorifici), sulfametossazolo (antibiotico) e difenidramina (antistaminico). In linea di massima, i corsi d’acqua urbani avevano concentrazioni maggiori di farmaci rispetto a quelli suburbani.

Nello stesso periodo i ricercatori hanno effettuato una serie di test per verificare in che modo le comunità batteriche di questi fiumi reagissero alla presenza dei farmaci. Gli agenti contaminanti sono stati testati singolarmente, concentrandosi soprattutto sulla capacità di sopravvivenza dei microbi. I farmaci, spiegano i ricercatori, possono infatti sopprimere la respirazione e la produzione dei batteri stessi.

A seguito dell’esposizione ai farmaci, la tipologia e l’abbondanza di specie batteriche è cambiata: nei corsi d’acqua urbani, le comunità batteriche hanno visto modificarsi la loro composizione, con la crescita di specie più resistenti. Gli scienziati sospettano che questa sia una conseguenza della maggiore (e più frequente) esposizione ai farmaci nei corsi d’acqua urbani. «Sono pronti a colonizzare, e quando esposti ai farmaci possono mantenere le loro funzioni, persino quando altre specie vengono eliminate».

E se una comunità batterica può adattarsi e fiorire anche in presenza di agenti farmaceutici, non tutti i microbi hanno lo stesso impatto sulla qualità dell’acqua e sulla salute umana. Alcuni batteri appartenenti al genus Aeromonas, ad esempio, ritrovati nelle acque urbane, sono strettamente associati a malattie umane, soprattutto patologie gastrointestinali.

La gestione delle acque potabili, concludono gli scienziati, richiede una comprensione approfondita di come agiscono gli agenti contaminanti, inclusi quelli di origine farmaceutica. «I biofilm possono essere sorprendentemente resistenti. L’impatto ecologico sulla composizione delle specie, ma anche gli effetti sui batteri presenti nei corsi d’acqua rurali, restano questioni molto importanti su cui indagare».

Dalla rete

Advertise

Related reading

Start typing and press Enter to search