Superbatteri, appello degli infettivologi italiani: «Più educazione sanitaria e più fondi per la ricerca»

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Superbatteri, appello degli infettivologi italiani: «Più educazione sanitaria e più fondi per la ricerca»

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Superbatteri, appello degli infettivologi italiani: «Più educazione sanitaria e più fondi per la ricerca»

24/09/2019

Aumenta anche in Italia il fenomeno della resistenza microbica agli antibiotici. Recentissimo il caso della regione Toscana dove in meno di un anno si sono verificati 32 decessi e 75 pazienti colpiti dal New Delhi Metallo beta-lactamase.

L’Italia detiene il triste primato europeo con più di 10.000 decessi l’anno correlati ad infezioni da batteri resistenti. Quasi il 5% dei pazienti ricoverati è colpito da un’infezione che non può essere trattata con i comuni antibiotici.

Infettivologi italiani: formazione e ricerca

Dal 10° Congresso Nazionale della SITA – Società Italiana di Terapia Antinfettiva, che si tiene in questi giorni a Napoli con la partecipazione dei maggiori infettivologi italiani, arriva un accorato appello: facciamo educazione civica sanitaria nelle scuole per insegnare le buone regole dell’igiene e i governi trovino soluzioni per premiare le aziende che promuovono ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici.

«Tutti noi infettivologi lanciamo un appello accorato: adesso che l’educazione civica entra di nuovo nelle scuole, va usata anche per la salute – dichiara Matteo Bassetti, Direttore Clinica di Malattie Infettive dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine e nuovo Presidente della SITA – è necessario tornare ad insegnare le buone regole dell’igiene, che sono il primo baluardo per arginare la diffusione di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, e del buon uso degli antibiotici. Il secondo appello è rivolto ai governi e alle Istituzioni perché trovino soluzioni per premiare le aziende farmaceutiche che investono in ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici. Oggi assistiamo alla ‘globalizzazione’ dei batteri resistenti: questi microrganismi si spostano con le persone colonizzate e con i pazienti. Abbiamo estremo bisogno di antibiotici innovativi».

«Nel tentativo di ridurre l’uso inappropriato di antibiotici, la regione Campania è stata la prima a recepire il Piano nazionale di lotta all’antibiotico-resistenza e da due anni abbiamo i Protocolli regionali per affrontare le patologie infettive più comuni – afferma Carlo Tascini, Direttore Prima Divisione di Malattie infettive Ospedale Cotugno di Napoli e Presidente del Congresso – abbiamo fatto un ulteriore sforzo, quello di misurare l’epidemiologia dell’antibiotico-resistenza con il progetto regionale SIRERAR. La situazione è preoccupante anche in Campania, sono in aumento i casi di endocardite negli anziani che devono essere sottoposti a sostituzione valvolare e i device sempre più spesso si infettano».

Ceppi mutati di E. Coli o di Klebsiella esprimono un meccanismo di resistenza chiamato appunto New Delhi Metallo beta-lactamase (NDM), descritto per la prima volta a Nuova Delhi ormai 10 anni fa. Dall’India si è poi diffuso prima nel Regno Unito e adesso da alcuni anni è descritto come ubiquitario. Questo enzima inattiva gli antibiotici e anche i nuovi, commercializzati negli ultimi anni, non funzionano.

Fortunatamente dalla ricerca arrivano buone notizie. La pipeline da qui ai prossimi cinque anni, commentano gli infettivologi, è interessante: tanti nuovi inibitori delle carbapenemasi e nuovi antibiotici in grado di contrastare le NDM e altri meccanismi simili.

Restano stringenti le misure da attuare nei nosocomi e nelle case di cura. Ma quel che serve adesso è insegnare alla popolazione la buona prassi dell’igiene, a cominciare dalle scuole primarie con l’educazione civica in ambito sanitario:

  • lavaggio frequente e accurato delle mani durante la giornata;
  • mettere la mano o un fazzoletto davanti alla bocca quando si starnuta;
  • stare in casa con l’influenza;
  • uso appropriato degli antibiotici solo dietro prescrizione del medico di famiglia;
  • non assumere antibiotici per il raffreddore o la comune influenza;
  • usare gli antibiotici rispettando i dosaggi e i tempi prescritti dal medico di famiglia;
  • completare sempre il ciclo di trattamento anche se ci si sente meglio.

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