Melanoma: sperimentata nuova terapia a base di melanina

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Melanoma: sperimentata nuova terapia a base di melanina

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Melanoma: sperimentata nuova terapia a base di melanina

31/01/2018

Sono stati riportati sulla rivista scientifica Science Immunology i risultati di una sperimentazione su modello animale di una nuova tecnica immunoterapica per il trattamento del melanoma. La terapia, utile anche in forma di vaccino, può essere somministrata attraverso un cerotto transdermico.

Il portavoce del team di ricerca che ha lavorato sul progetto, Zhen Gu, spiega il ruolo fondamentale della melanina per la nuova terapia: questo pigmento naturale, in grado di trasformare la luce solare assorbita in calore, è presente in maniera massiccia nel melanoma e allo stesso tempo può essere sfruttato per curarlo. «È possibile farlo irradiando con luce nella fascia vicina all’ultravioletto su un cerotto in modo da provocare la risposta immunitaria dell’organismo».

La pelle, aggiunge il coordinatore dello studio Yanqi Ye, è ricca di cellule immunitarie che in questo caso vanno solamente “addestrate” a rispondere efficacemente alla presenza del melanoma.  «Questo limita la possibilità di sviluppare tumori e aiuta l’organismo a combattere tumori già stabiliti».

La tecnica consiste nell’utilizzo di un lisato, uno strato di materiale organico costituito da cellule morte di melanoma. Il lisato riempie uno strato di aghi microscopici inseriti in un normale cerotto transdermico. Il lisato è di per sé innocuo e inattivo, ma provoca comunque l’attivazione del sistema immunitario. In questo modo le cellule immunitarie imparano a riconoscere le cellule di melanoma, migliorando la loro risposta alla patologia.

I ricercatori hanno sfruttato la ricchezza di melanina tipica dell’ambiente tumorale nel melanoma: l’irradiazione del cerotto con luce simil-ultravioletta provoca l’assorbimento di gran parte della melanina negli aghi e un aumento deciso della temperatura dove viene applicato il cerotto. Il calore provoca la formazione di un ambiente simile a quello febbrile, stimolando il rilascio di lisato e conseguentemente l’attivazione del sistema immunitario. Oltre a ciò, il fenomeno causa l’aumento del flusso sanguigno e linfatico, che a sua volta facilita la migrazione delle cellule immunitarie.

La sperimentazione della tecnica è stata condotta su tre gruppi distinti di topi: un primo gruppo ha ricevuto il cerotto esposto alla luce quasi-UV, un secondo gruppo solamente il cerotto, un terzo gruppo è servito da controllo. I roditori hanno tenuto il cerotto per cinque giorni; a dieci giorni dall’applicazione i roditori sono stati esposti a cellule di melanoma attive. Il gruppo di controllo è deceduto entro il mese successivo, mentre il cerotto da solo non ha offerto protezione, con il solo 13% di sopravvissuti. Viceversa, tutti gli animali sottoposti alla tecnica comprensiva di irradiazione sono sopravvissuti e l’87% di loro non ha avuto patologie cellulari.

In maniera simile, l’approccio è stato testato anche su animali già ammalati: in questo caso i ricercatori hanno riscontrato un ridotto volume tumorale direttamente legato alla presenza del cerotto “irradiato”. «Ciò dimostra che la tecnologia ha del potenziale sia nel trattamento delle metastasi, sia in quello dei tumori ordinari». Lo sviluppo della tecnologia, ricordano gli scienziati, è ancora agli inizi: sarà necessario valutare il profilo di efficacia e di sicurezza innanzitutto su un campione di animali più alto. I ricercatori si dicono ottimisti anche circa l’aspetto economico: «È troppo presto per fare una stima dei costi», dicono, «ma riteniamo che il trattamento possa essere esteso su scala più ampia e mantenere un costo contenuto».

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