Intestino irritabile: ecco perché colpisce di più le donne

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Intestino irritabile: ecco perché colpisce di più le donne

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Intestino irritabile: ecco perché colpisce di più le donne

02/05/2018

Alcune varianti genetiche riscontrate nelle donne risultano, secondo il Karolinska Institutet in Svezia, essere legate alla sindrome dell’intestino irritabile. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Gastroenterology, fornisce una spiegazione plausibile alla maggior incidenza di questa patologia fra le donne. La ricerca è stata resa possibile dalla collaborazione di diverse strutture sanitarie e universitarie, fra cui l’Università di Bologna.

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS, dall’inglese irritable bowel syndrome) è la patologia intestinale più comune. Si manifesta nel 10% della popolazione con una serie di sintomi, fra cui dolori addominali, meteorismo, diarrea e costipazione. Le cause della sindrome sono perlopiù sconosciute, cosa che limita fortemente le possibilità di un trattamento efficace. La predisposizione genetica è riconosciuta, ma si tratta di un aspetto tuttora poco approfondito dalla letteratura scientifica.

Mauro D’Amato, ricercatore italiano presso il Karolinska Institutet, ha avuto un ruolo di primo piano nella ricerca: «Sfruttando database ampi come la UK Biobank, oltre a diverse coorti di pazienti presso centri specializzati europei e statunitensi, abbiamo potuto studiare la predisposizione genetica nei confronti della IBS con una rilevanza statistica senza precedenti», ha dichiarato D’Amato, portavoce del team di ricerca.

I ricercatori hanno estratto i dati provenienti da oltre trecentomila soggetti iscritti alla UK Biobank, in un’indagine genome-wide  sulle varianti genetiche. Quelle associate alla diagnosi di IBS sono state riscontrate solo nelle donne, nello specifico da una regione del cromosoma 9 in precedenza associata all’inizio della pubertà. La presenza di questa associazione è stata corroborata seguendo oltre duemila pazienti presso centri specializzati in Svezia, Belgio, Olanda, Italia e Stati Uniti: anche in questo caso, la sindrome è risultata predominante nelle donne.

«Non è possibile in questa prima fase identificare geni specifici», precisa D’Amato, «ma si tratta di risultati coerenti con i dati a disposizione sulla preponderanza femminile e sul ruolo degli ormoni sessuali nella sindrome».

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