Occhio secco, al via il mese della prevenzione dedicato alle donne

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Occhio secco, al via il mese della prevenzione dedicato alle donne

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Occhio secco, al via il mese della prevenzione dedicato alle donne

27/04/2018

È uno dei più ignorati e sottovalutati disturbi della società moderna. A parlare in questi termini della sindrome dell’occhio secco, in inglese dry eye syndrome, è l’Organizzazione mondiale della sanità.

Fino a pochi anni fa era considerato un disturbo oculare piuttosto semplice, insomma niente di grave. Al punto che gli oculisti in genere non si premuravano di indagare approfonditamente le cause e non esistevano nemmeno studi epidemiologici completi ed esaustivi.

Oggi invece sappiamo che è una patologia complessa, alla cui origini c’è una tale molteplicità di fattori da rendere difficile a livello internazionale identificare dei parametri unici per individuare precisamente questa patologia.

Secondo i dati epidemiologici mondiali l’occhio secco è “donna”: per ogni uomo che ne soffre ci sono almeno tre donne che deve farci i conti quotidianamente.

 

Per questi motivi Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Italiano Occhio Secco (CIOS), in collaborazione con l’Università dell’Insubria di Varese e con il patrocinio richiesto del Ministero della Salute, della Regione Lombardia e della Società Oftalmologica Italiana  (SOI)  ha deciso di promuovere dal 2 al 31 maggio il Mese della Prevenzione e Diagnosi dell’Occhio Secco su tutto il territorio nazionale finalizzato a una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione nelle donne.

A partire dal 2 maggio, per prenotarsi, basta andare sul sito www.centroitalianoocchiosecco.it e scegliere la struttura presso il centro più comodo.

 

Menopausa, fattore di rischio da non sottovalutare

Insorge mediamente intorno ai 40 anni, ma la sindrome dell’occhio secco predilige le donne in premenopausa o in menopausa.

La letteratura scientifica mostra una correlazione tra ormoni sessuali e organo della vista; l’effetto degli ormoni sessuali si manifesta a molteplici livelli, che interessano in senso quantitativo e qualitativo la secrezione lacrimale, i processi accomodativi di messa a fuoco delle immagini, la pressione dell’occhio, la formazione della cataratta.

Le modificazioni a carico del film lacrimale e della superficie oculare sono statisticamente in forte aumento, tuttavia i sintomi nella donna possono comparire anche anni prima in seguito alle modifiche ormonali pre o menopausali.

Basti pensare che le attuali generazioni femminili hanno in media uno sviluppo ormonale molto anticipato, intorno ai 12- 13 anni, rispetto a solo una decina di anni fa: dal momento che la vita ormonale ha comunque, in termini temporali, un limite, significa che queste ragazze si avvicineranno all’età menopausale verso i 45-48 anni, con conseguenze disidratative che coinvolgono vari distretti, fra cui anche quello oculare.

Il benessere dell’organo della vista è strettamente correlato al tasso ematico degli estrogeni, ma questo dato lo si è scoperto solo recentemente, poiché i ginecologi non si occupano di occhi, e gli oculisti non si interessano, in genere, dei problemi ormonali delle loro pazienti.

In realtà, già a partire dal periodo pre-menopausale il 45% circa delle donne si lamenta di avere sintomi  come l'”occhio arrossato”, la difficoltà di messa a fuoco, fenomeni di transitorio offuscamento visivo, la sensazione di “occhio secco”, riduzione della tolleranza alle lenti a contatto: si tratta di sintomi  talmente comuni e persistenti  da essere stati classificate con il nome di “discomfort syndrome”, che sta ad indicare l’aspetto cronico di un persistente fastidio e disagio oculare. Entrambi i fastidi tendono a divenire più frequenti con il passare degli anni fino a interessare la maggior parte delle donne donne in post-menopausa avanzata.

Dal punto di vista fisiopatologico, il primo effetto evidente dimostrato in corso di ipoestrogenismo è la progressiva involuzione della ghiandola lacrimale con conseguente ridotta secrezione di liquido lacrimale.

 

Lenti a contatto da evitare (se possibile)

Il film lacrimale funge da barriera liquida e dinamica, nutrendo e proteggendo la superficie dell’organo della vista dalla polvere, dal vento, dalla disidratazione, dai mille fattori esterni che possono creare problemi.

Una ridotta secrezione lacrimale è la causa principale della sensazione di “occhio secco” (“xeroftalmia”), che a sua volta provoca maggiore esposizione nei confronti dell’ambiente esterno e maggiore predisposizione a contrarre di frequente irritazioni e infezioni come congiuntiviti e cheratiti.

L’intolleranza alle lenti a contatto è uno dei primi sintomi di ridotta secrezione lacrimale, insieme all’arrossamento della congiuntiva (iperemia congiuntivale persistente).

Dopo 7-8 anni dall’inizio della menopausa l’involuzione delle ghiandole lacrimali diventa irreversibile.

Per questo è importante fare una diagnosi tempestiva e, soprattutto, iniziare per tempo le adeguate terapie sostitutive lacrimali a base di acido ialuronico, o altre lacrime artificiali per cercare di ripristinare una normale secrezione lacrimale o mediante l’assunzione per via orale

di integratori contenenti estradiolo.

 

Trattamenti tradizionali e terapie innovative

Grazie alla ricerca scientifica, l’oculista ha la possibilità di diagnosticare in maniera precisa le alterazioni del film lacrimale, e dispone di strumenti diagnostici straordinariamente precisi, in grado di individuare in maniera sempre personalizzata per ciascun paziente la terapia più appropriata.

Le cosiddette “lacrime artificiali” sono al momento l’unico sostituto del film lacrimale precorneale. Le lacrime artificiali sono colliri a base di sostanze (più o meno viscose e dense) che possiedono l’azione detergente, lubrificante e umettante delle lacrime naturali.

L’eliminazione dei conservanti e lo sviluppo di nuovi conservanti meno tossici per la superficie oculare hanno permesso ai pazienti di tollerare maggiormente la terapia sostitutiva lacrimale.

Se sono sotto forma di monodose non contengono conservanti, che possono essere dannosi per l’occhio in caso di somministrazioni prolungate, per cui sono utilizzabili con frequenza e per lunghi periodi. L’uso inconsiderato di lacrime artificiali (a disposizione si hanno oltre 150 confezioni) o altri colliri può essere causa di cheratiti o di forme irritative di congiuntivite per cui è sempre bene che sia il medico oculista a suggerire la giusta terapia.

Esistono tuttavia altre strategie terapeutiche che vanno individuate in maniera sempre personalizzata per ciascun paziente in base alla storia del malato e alla severità della malattia. Ne indichiamo alcune.

–       Sostituti lacrimali biologici. Favoriscono maggiormente il mantenimento della morfologia e la proliferazione delle cellule epiteliali corneali umane rispetto ai sostituti lacrimali artificiali.

–       Terapia anti-infiammatoria mirata. Le armi principali nell’ambito della terapia anti-infiammatoria per l’occhio secco sono i corticosteroidi topici, le tetracicline e, novità della ricerca più recente, la ciclosporina in collirio.

–       Probing. Consiste nella la pulizia delle ghiandole di Meibomio con un’apposita cannula. È un trattamento ambulatoriale non invasivo che si pratica con una sola goccia di collirio anestetico e risolve efficacemente la disfunzione delle ghiandole.

–       Lipiflow. È uno strumento che ha rivoluzionato il trattamento dell’occhio secco causato da meiboniti e che migliora immediatamente non solo i sintomi, ma risolve quasi sempre la patologia.

–       Luce Pulsata (IPL). Questo dispositivo di ultima generazione stimola le ghiandole di Meibomio a riprendere il loro normale funzionamento.

–       Occlusione dei puntini lacrimali. Serve a bloccare il drenaggio lacrimale al fine di trattenere le lacrime sulla superficie oculare il più a lungo possibile. L’occlusione può essere ottenuta mediante tappi in collagene, silicone, gelatina, oppure mediante cauterizzazione o laser.

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