Sclerosi multipla, primi indizi sulle possibili cause

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Sclerosi multipla, primi indizi sulle possibili cause

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Sclerosi multipla, primi indizi sulle possibili cause

27/08/2018

La scoperta di un fattore di trascrizione genetico che scatena nell’organismo una reazione autoimmune potrebbe essere la chiave per svelare le cause della sclerosi multipla. Gli autori della scoperta fanno parte di un gruppo di ricerca dell’Università di Ginevra, il cui lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Immunity.

La sclerosi multipla è una patologia autoimmune che provoca disfunzioni di tipo motorio e visivo, oltre a problemi con il linguaggio. Le cause della malattia sono tuttora sconosciute: sono stati identificati alcuni fattori di rischio genetici e ambientali come il fumo o la presenza di infezioni. Per comprendere meglio il funzionamento delle reazioni autoimmuni nell’ambito di questa patologia, i ricercatori hanno sperimentato le reazioni provocate da diversi agenti patogeni, alla ricerca di un possibile elemento chiave per l’insorgenza della malattia.

Fra gli agenti patogeni, secondo i risultati emersi dalla sperimentazione animale, a parità di risposta immunitaria i virus -più dei batteri- sembrano scatenare un tipo di infiammazione cerebrale simile alla sclerosi multipla. Questo dato, unito all’analisi genetica, ha portato all’identificazione di TOX, un fattore di trascrizione genetico espresso unicamente nelle cellule attivate dal virus. «L’infiammazione influenza l’espressione di TOX nei linfociti T e potrebbe facilitare l’insorgenza della malattia», hanno dichiarato gli scienziati.

I risultati sono stati confermati da prove successive, nelle quali l’eliminazione di TOX ha impedito l’insorgenza dell’infiammazione cerebrale. In che modo, quindi, questa molecola può essere considerata una causa per la sclerosi multipla? Doron Merkler, uno dei coordinatori dello studio, spiega che il cervello ha una capacità limitata di rigenerarsi: per questo motivo esistono apposite “barriere”che impediscono il passaggio dei linfociti e risparmiano i tessuti cerebrali da eventuali danni collaterali. L’alterazione di alcuni recettori sulla superficie dei linfociti, però, fa sì che questi possano oltrepassare le difese e attaccare i neuroni.

In seguito alle prime analisi, i ricercatori hanno confermato la presenza di TOX anche nei linfociti presenti nelle lesioni tipiche della malattia: «Sono risultati incoraggianti», spiega Merkler, «ma c’è ancora molto lavoro da fare per accertare le cause della sclerosi multipla negli esseri umani». Il team è già al lavoro per indagare sul funzionamento di TOX e sul suo possibile ruolo in altre patologie autoimmuni e in alcune forme di tumore.

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