Immunoterapia, primi test positivi per la cura che “rieduca” i macrofagi

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Immunoterapia, primi test positivi per la cura che “rieduca” i macrofagi

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Immunoterapia, primi test positivi per la cura che “rieduca” i macrofagi

14/09/2018

La maggior parte delle cure immunoterapiche si focalizzano sui linfociti T, ma secondo Ashish Kulkarni e un gruppo di scienziati presso il Brigham and Women’s Hospital negli Stati Uniti si possono sfruttare altri tipi di cellule immunitarie per combattere il tumore. Il team, in uno studio pubblicato su Nature Biomedical Engineering, riporta di aver concluso con successo i primi test su un modello preclinico nel quale gli scienziati sono stati in grado di amplificare la risposta dei macrofagi al tumore.

Il ruolo principale dei macrofagi, spiega Kulkarni, è di “mangiare” gli agenti esterni pericolosi, compresi batteri, agenti patogeni e cellule tumorali. Con un’eccezione: laddove i macrofagi di tipo M1 svolgono un’azione antitumorale, quelli di tipo M2 possono viceversa aiutare il tumore a crescere. Attraverso una proteina, inoltre, il tumore può lanciare un segnale a questi macrofagi impedendo a questi ultimi di attaccarlo. Secondo Kulkarni, in questo modo i macrofagi possono arrivare a costituire fino al 50% della massa tumorale.

La tecnica elaborata dal gruppo di ricerca consiste nel riprogrammare i macrofagi M2 in M1, inibendone un particolare processo metabolico, nonché la produzione della proteina responsabile della loro inattività. Attraverso questo metodo è quindi possibile alterare l’equilibrio fra i due tipi di macrofagi, aumentando la presenza del tipo M1 e rallentando allo stesso tempo la crescita del tumore.

La riprogrammazione dei macrofagi avviene attraverso un sistema supramolecolare in grado di autoassemblarsi e trasportare un inibitore di anticorpi e un farmaco anti-tumorale: è la prima volta, spiegano i ricercatori, che viene tentata una combinazione simile. «È un approccio che può essere considerato complementare ad altre terapie. Lo abbiamo testato su modelli preclinici di melanoma e tumore del seno, e contiamo di farlo su altri tipi di tumore e in combinazione con altre terapie già approvate per uso clinico», ha dichiarato Kulkarni.

I test su modello animale, condotti in parallelo su un gruppo di controllo sottoposto a una terapia standard, hanno dato risultati positivi, arrestando completamente la crescita del tumore, aumentando i tassi di sopravvivenza e riducendo le metastasi. Ulteriori test saranno in grado di fornire risposte sulla sicurezza e sull’efficacia della nuova terapia, oltre a suggerire il dosaggio ideale.

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