Metastasi, sperimentato nuovo anticorpo che disattiva le difese del tumore

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Metastasi, sperimentato nuovo anticorpo che disattiva le difese del tumore

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Metastasi, sperimentato nuovo anticorpo che disattiva le difese del tumore

29/08/2018

È stato sviluppato e sperimentato da un gruppo di ricerca presso la Princeton University l’anticorpo 15D11, una potenziale nuova arma nella lotta contro il tumore. La nuova cura potrebbe ridurre gli effetti collaterali legati alla chemioterapia, aumentandone l’efficacia in modo esponenziale. I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cancer Cell.

Yibin Kang, coordinatore dello studio, paragona l’azione del suo anticorpo a quello del virus informatico che nel film del 1996 “Independence Day” disattivava gli scudi difensivi delle navi aliene. In modo simile, 15D11 interferisce con i meccanismi difensivi delle cellule tumorali, combattendo in modo efficace le metastasi ossee e permettendo alla chemioterapia di essere efficace.

La sperimentazione si è concentrata sulle metastasi ossee del tumore al seno, settore in cui il laboratorio di Kang ha una lunga esperienza. Le metastasi ossee sono inoltre una delle principali cause di decesso fra i pazienti colpiti da tumore. Il lavoro dei ricercatori si è focalizzato sui modi in cui le cellule tumorali e quelle ossee comunicano fra loro. Studi precedenti condotti dallo stesso laboratorio hanno evidenziato Jagged1, una molecola critica per il processo di comunicazione che facilita la formazione di metastasi ossee. La conclusione più logica è stata quindi sperimentare un anticorpo specifico che bloccasse Jagged1.

I processi di manutenzione dei tessuti ossei consistono in due fasi: in un primo momento gli osteoclasti rimuovono uno strato di tessuto, quest’ultimo viene poi sostituito da uno nuovo attraverso l’azione degli osteoblasti. In presenza di un tumore, questo processo può risultare in un modo o nell’altro alterato: gli osteoclasti possono arrivare a distruggere completamente il tessuto osseo, oppure gli osteoblasti iniziano a nutrire il tumore stesso, proteggendolo dalla chemioterapia.

Secondo l’ipotesi iniziale dei ricercatori, l’anticorpo avrebbe dovuto funzionare solamente in presenza di Jagged1: combinandolo alla chemioterapia, però, è emersa una risposta alla cura molto più efficace, indipendentemente dalla presenza della molecola. «Esiste una sinergia fra i due elementi», spiegano gli scienziati. «La chemioterapia, da sola, non è particolarmente efficace contro le metastasi ossee». Si possono registrare miglioramenti nella fase iniziale, ma perdurano solo finché non interviene Jagged1 a manipolare gli osteoblasti per proteggere il tumore, ed è a questo punto che la malattia diventa refrattaria alle cure.

I ricercatori, allo scopo di verificare questa tesi, hanno lavorato su un modello animale suscettibile allo sviluppo di metastasi ossee per via della presenza di Jagged1. Durante questa fase, i roditori trattati con la terapia combinata sono rimasti relativamente più sani rispetto a quelli trattati con la sola chemioterapia o con il solo anticorpo. «Una risposta che non avevamo mai osservato in precedenza in alcun esperimento e con nessun agente terapeutico sperimentato», dichiarano i ricercatori.

La speranza, a questo punto, è di velocizzare il processo che porterà ai primi trial clinici su esseri umani: l’anticorpo è di derivazione umana ed è stato sperimentato su roditori “umanizzati”, riferiscono i ricercatori. Il prossimo passo, se i finanziatori della ricerca riterranno di compierlo, è proprio la sperimentazione umana.

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