Nanotecnologie, il punto della situazione nella ricerca oncologica

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Nanotecnologie, il punto della situazione nella ricerca oncologica

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Nanotecnologie, il punto della situazione nella ricerca oncologica

17/09/2018

Dieci anni fa, Nature Nanotechnology pubblicava uno studio fondamentale per lo sviluppo delle nanotecnologie nell’ambito della terapia oncologica. Con oltre cinquemila citazioni, lo studio è divenuto uno dei punti di riferimento più importanti in materia. Nei giorni scorsi, l’Università di Tel Aviv ha diffuso un nuovo studio, pubblicato questa volta su Nature Communications, nel quale si fa il punto sulle sfide che affronta questo nuovo tipo di terapia.

Daniel Rosenblum, una delle firme del nuovo studio, ricorda le grandi speranze riposte nella nanotecnologia e nel modo in cui avrebbe potuto rivoluzionare le terapie oncologiche. «Molti progressi sono stati fatti da allora», spiega Rosenblum, «ma le applicazioni cliniche sono ancora limitate». Fra le numerose nanomolecole testate come possibili agenti di trasporto, solo quindici sono state approvate per l’uso clinico. Nessuna delle nanomolecole attive, invece, ha superato i test clinici.

Le ragioni, secondo gli scienziati, sono molteplici: pochi sono i modelli preclinici in grado di simulare con precisione il comportamento di un tumore, e si registra anche la necessità di valutare i pazienti non solo prima dell’inizio delle cure, ma anche nel corso della sperimentazione, con percorsi specifici per questa nuova generazione di farmaci.

La mole di insuccessi vista nell’ultimo decennio si deve inoltre al fatto che i tumori si sono rivelati molto più complessi del previsto per la ricerca: «Cambiano, si evolvono di continuo, sono eterogenei per composizione e tendono a sviluppare resistenza alla terapia», spiega Rosenblum. «Serve una cura in grado di agire su diversi tipi di cellule tumorali nel modo più semplice possibile, ma anche versatile». Una possibile soluzione? «Lo sviluppo di nanomolecole personalizzate, basate sul tipo di tumore e sul suo profilo molecolare».

Rosenblum propone altre soluzioni per uscire dallo stallo: secondo il ricercatore i meccanismi di approvazione delle autorità sanitarie, in particolare quelle europee e statunitensi, andrebbero adattate a questi nuovi farmaci. «Vanno condotte sperimentazioni sull’uomo, sperimentazioni che ci consentano di osservare l’interazione delle nanomolecole con i processi biologici umani». Solo in questo modo sarà possibile sviluppare nuovi materiali di nuova generazione.

La chiave per il successo, prosegue Rosenblum, sta anche nello sviluppo di modelli animali più simili ai tumori umani e nella selezione accurata di pazienti che abbiano più probabilità di rispondere alla terapia. «C’è ancora grande potenziale», concludono gli scienziati, «ma le nuove sfide emerse nell’ultimo decennio richiedono più supporto e molto altro lavoro».

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