Tumore del pancreas, ricerca USA svela perché è così difficile da trattare

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Tumore del pancreas, ricerca USA svela perché è così difficile da trattare

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Tumore del pancreas, ricerca USA svela perché è così difficile da trattare

28/02/2017

Un gruppo di ricerca presso lo statunitense Cold Spring Harbor ha scoperto il motivo per cui il trattamento del tumore pancreatico è spesso difficoltoso e poco efficace: secondo lo studio, pubblicato sul Journal of Experimental Medicine, le difficoltà derivano dalla particolare conformazione del tessuto connettivo che circonda la massa tumorale.

Il tumore del pancreas, patologia la cui sopravvivenza media è sei mesi dalla diagnosi, ha un tasso di sopravvivenza oltre i cinque anni dell’8%. Ciò avviene perché la malattia viene spesso diagnosticata tardi, quando ha già iniziato a produrre metastasi, e la chemioterapia è nella maggior parte dei casi inefficace. Una delle ragioni, secondo la ricerca, è da ricercarsi nello stroma, il tessuto connettivo che circonda il tumore.

Lo stroma, particolarmente spesso nel tumore pancreatico, è ricco di sostanze che facilitano la sopravvivenza e la crescita del tumore. I ricercatori, guidati da David Tuveson, hanno riscontrato proprietà particolari nello stroma della forma più diffusa di tumore pancreatico, l’adenocarcinoma duttale. «Era nostro interesse osservare i risultati ottenuti dai ricercatori di altri laboratori, che hanno lavorato sullo stroma con diversi metodi, talvolta con risultati incoraggianti, altre volte accelerando la crescita dei tumori», ha dichiarato Tuveson.

I risultati contradditori dei precedenti studi, secondo Tuveson e colleghi, suggeriscono che la conoscenza dello stroma sia poco approfondita. Nell’adenocarcinoma duttale pancreatico, lo stroma diventa “desmoplastico”: la struttura densa e fibrosa forma una formidabile barriera attorno al tumore, e le cellule di cui è composta producono la maggior parte del tessuto connettivo (fibroblasti) e trasportano sostanze nutritive verso il tumore.

Lo studio ha sfruttato una tecnologia sviluppata diversi anni fa: la capacità di crescere colture di tumore pancreatico che si sviluppano in modelli tridimensionali. Questi organoidi replicano la biologia del tumore da cui sono derivati, e costituiscono un prezioso aiuto per i ricercatori. In questo studio, gli organoidi sono stati fatti crescere insieme a un componente specifico dello stroma: il risultato consiste in una rappresentazione più realistica di cosa avviene all’interno del tumore e allo stesso tempo rende osservabili gli effetti di un singolo fattore (in questo caso i fibroblasti dello stroma) su di esso.

La novità emersa dalla ricerca riguarda proprio il comportamento dei fibroblasti: secondo i risultati dello studio, ne esistono almeno due varietà diverse. La prima tipologia è caratterizzata da una forte produzione di una proteina (alfa-SMA), e si trova nelle immediate vicinanze delle cellule tumorali neoplastiche. La seconda varietà si distingue invece per la produzione di interleuchina-6, un fattore che modula la risposta immunitaria: quest’ultimo tipo di fibroblasti è più distante dal tumore ed è stato associato alla proliferazione delle cellule tumorali e al processo noto come cachessia, una sindrome che colpisce i muscoli e causa debolezza e immunosoppressione in molti pazienti affetti da tumore pancreatico.

«I risultati sottolineano che lo stroma nell’adenocarcinoma duttale pancreatico non è una struttura unitaria, bensì piuttosto eterogenea», ha dichiarato Tuveson. «Questo a sua volta fornisce al nostro team e ad altri ricercatori del campo un’opportunità per sviluppare agenti terapeutici mirati su specifiche categorie di fibroblasti».

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