Staminali, sperimentato con successo un nuovo vaccino contro più tumori

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Staminali, sperimentato con successo un nuovo vaccino contro più tumori

tumore del polmone

Staminali, sperimentato con successo un nuovo vaccino contro più tumori

10/08/2018

Un vaccino a base di cellule staminali pluripotenti è stato sperimentato da un gruppo di ricercatori presso l’Università di Stanford. Il vaccino sarebbe in grado di stimolare la risposta immunitaria contro i tumori del seno, del polmone e della pelle, proteggendo anche dall’eventualità di ricadute. I risultati della sperimentazione, condotta su animali, sono stati pubblicati nei giorni scorsi su Stem Cell.

Settantacinque topi sono stati sottoposti al trattamento: il vaccino è composto da un particolare tipo di cellule staminali, quelle pluripotenti indotte (iPSC). Le iPSC sono generate a partire da cellule adulte, riprogrammate per via genetica a comportarsi come cellule embrionali ed evolversi in qualsiasi tipo di cellula specializzata dell’organismo. A quattro settimane dall’inizio del trattamento, il 70% dei topi vaccinati hanno rigettato l’impianto di cellule tumorali del seno: il restante 30% ha registrato una crescita molto ridotta dei tumori stessi. Risultati simili sono stati ottenuti con i tumori polmonari e della pelle.

L’efficacia del vaccino si deve a una scoperta di Joseph C. Wu, coordinatore di questo studio. Il suo team di ricerca ha infatti scoperto che la maggioranza degli antigeni presenti sulle iPSC sono presenti anche nelle cellule tumorali. Attraverso il vaccino, il sistema immunitario può quindi registrare la risposta immunitaria a questi antigeni comuni, attaccando simultaneamente il tumore.

Per essere efficaci, vaccini come questo devono introdurre nell’organismo più antigeni capaci di attivare i linfociti T o di produrre anticorpi in grado di riconoscere e di legarsi agli antigeni sulla superficie delle cellule tumorali. Uno dei limiti più grossi dell’immunoterapia oncologica consiste proprio nel numero limitato di antigeni che si possono introdurre nel sistema immunitario: attraverso questo metodo, che sfrutta le cellule dell’animale stesso, si aggira l’ostacolo e si elimina la necessità di identificare l’antigene corretto per uno specifico tipo di tumore.

«Introducendo nel sistema immunitario un numero più ampio di antigeni attraverso le iPSC, il processo è meno suscettibile di evasione da parte delle cellule tumorali», ha dichiarato Wu. I ricercatori hanno poi combinato le iPSC con un “booster” immunitario: un frammento di DNA batterico già riconosciuto come sicuro dai trial clinici.

Attraverso questo metodo, in futuro si potrebbe quindi ricorrere a campioni di pelle o di sangue per riprogrammare le cellule del paziente e somministrarle successivamente come vaccino o come booster immunitario dopo la rimozione chirurgica, la chemioterapia o la radioterapia. «Questo approccio», ha dichiarato Wu, «potrebbe aiutare a prevenire ricadute o colpire metastasi distanti».

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