Tumore polmonare, nuova cura raddoppia i tempi di sopravvivenza

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Tumore polmonare, nuova cura raddoppia i tempi di sopravvivenza

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Tumore polmonare, nuova cura raddoppia i tempi di sopravvivenza

08/05/2018

È stata testata presso la New York University una nuova cura contro una specifica forma di tumore polmonare: la terapia, che consiste nella combinazione di un farmaco chemioterapico e dell’immunoterapico pembrolizumab, raddoppia i tempi di sopravvivenza dei pazienti.

I risultati sono stati presentati nei giorni scorsi al convegno annuale dell’Aacr (American Association for Cancer Research)  e pubblicati sul New England Journal of Medicine.

La terapia combinata è stata sperimentata su 616 pazienti, provenienti da 118 cliniche in tutto il mondo, affetti da tumore polmonare non squamoso e non a piccole cellule, privo di mutazioni ai geni EGFR o ALK. Un piccolo gruppo di controllo costituito da 202 pazienti ha ricevuto esclusivamente la chemioterapia con un placebo. I tassi di risposta alla cura e di sopravvivenza senza progressione della malattia sono stati superiori nel gruppo che ha ricevuto la terapia combinata.

Il rischio di decesso, per questi pazienti, è ridotto del 51% rispetto a chi è stato trattato unicamente con la chemioterapia, costituita in questo caso da pemetrexed e platino. Per quanto riguarda la sopravvivenza, risulta essere raddoppiata, con una possibilità di progressione ridotta del 48%. Dati che, secondo la coordinatrice della ricerca Leena Gandhi, indicano chiaramente l’efficacia della terapia.

La possibilità di incorrere in effetti collaterali gravi è pressoché simile: 67,2% per la terapia combinata, 65,8% nella terapia standard. L’unica eccezione è rappresentata dalle lesioni renali acute, molto più comuni nella terapia combinata.  In entrambi i casi, gli effetti indesiderati manifestati più frequentemente sono stati nausea, anemia e affaticamento.

La terapia combinata ha già superato l’esame delle autorità sanitarie statunitensi nel corso di un precedente trial clinico, anch’esso coordinato dalla dottoressa Gandhi. Si tratta di un passo avanti decisivo nel trattamento di questa patologia, la prima causa di decesso fra tutti i tumori anche per via di una diagnosi che spesso arriva quando il tumore si è già diffuso. Per oltre trent’anni, lo standard di cura per il tumore polmonare non squamoso e non a piccole cellule è stata la sola chemioterapia: grazie a questa nuova ricerca, le cose potrebbero presto cambiare.

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