Tumore del rene, scoperta proteina chiave: aperta la strada per nuove cure

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Tumore del rene, scoperta proteina chiave: aperta la strada per nuove cure

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Tumore del rene, scoperta proteina chiave: aperta la strada per nuove cure

13/09/2018

La cura contro il tumore del rene ha un nuovo potenziale obiettivo terapeutico: si tratta di una proteina, scoperta da un gruppo di ricercatori presso l’Università della North Carolina (UNC), al centro di un processo cellulare comune a quasi tutti i tumori renali. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nei giorni scorsi su Science.

Nella tipologia più comune di tumore renale, il carcinoma a cellule chiare, è presente in oltre il 90% dei casi una mutazione genetica che può portare a una sovrabbondanza di vasi sanguigni che nutrono la massa tumorale stessa, e determina la scomparsa di un importante gene oncosoppressore. In questo studio i ricercatori hanno riscontrato la massiccia presenza di una proteina, ZHX2, che promuove la crescita del tumore. La perdita del gene VHL, in sintesi, facilita l’accumulo della proteina, che a sua volta promuove la proliferazione del tumore renale: «La proteina può diventare un obiettivo terapeutico», hanno dichiarato i ricercatori: «Il prossimo passo consisterà nel trovare un metodo per agire su di essa».

La scoperta rappresenta un passo cruciale nella comprensione dei meccanismi molecolari che regolano il carcinoma del rene: la perdita del gene VHL, il più importante soppressore di questa patologia, è una caratteristica comune e fondamentale in tutte le fasi della malattia, fino alla sua fase metastatica. «È importantissimo capire in che modo sia possibile agire sulle conseguenze della perdita del gene VHL», spiegano gli scienziati.

Alcuni farmaci in commercio sono in grado di bloccare i segnali che arrivano dalle cellule e che permettono la proliferazione di vasi sanguigni, uno dei segni della perdita del gene VHL. Questi farmaci fanno parte delle terapie standard per il carcinoma a cellule chiare del rene, ma alcuni pazienti non rispondono adeguatamente o sviluppano resistenza: di qui la necessità di identificare altri obiettivi potenzialmente utili al trattamento della malattia.

«Una volta perduto il gene VHL, cos’altro promuove l’oncogenesi nelle cellule tumorali del rene?»: questa la domanda che si sono posti i ricercatori. «Dal punto di vista terapeutico, una volta che abbiamo identificato questi processi, vogliamo capire come agire su di essi». La proteina ZHX2 è stata identificata grazie a un particolare metodo di screening che ha permesso di evidenziarne l’accumulo nelle cellule tumorali prive del gene VHL. Eliminata la proteina nei modelli in laboratorio, i ricercatori hanno inibito la crescita del tumore e la sua invasività.

La cura dei tumori renali, in tempi recenti, è avanzata grazie soprattutto allo sviluppo di terapie mirate a livello molecolare e a trattamenti di tipo immunoterapico. Resta tuttavia impellente la necessità di raggiungere anche i pazienti affetti da forme tumorali più avanzate. «Nell’ultimo decennio sono state fatte diverse scoperte nell’ambito dei tumori renali, ed esistono decine di trattamenti per la patologia», spiega William Kim, professore associato di medicina e genetica presso l’UNC. Quasi tutti questi trattamenti sono però simili gli uni agli altri, e scoperte come questa aiutano a delineare strategie nuove per la cura dei tumori renali.

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