Tumore del seno: nuova tecnologia per sapere se è una forma aggressiva

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Tumore del seno: nuova tecnologia per sapere se è una forma aggressiva

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Tumore del seno: nuova tecnologia per sapere se è una forma aggressiva

07/07/2016

Una tecnica chiamata BRIM (biomarker ratio imaging microscopy), che combina le immagini al microscopio e l’analisi matematica, potrebbe aiutare a distinguere le forme di tumore al seno più aggressive da quelle benigne.

È il frutto di una ricerca condotta presso l’Università del Michigan, negli Stati Uniti, su 23 pazienti affette da carcinoma duttale in situ, lo “stadio zero” del tumore al seno.

Il carcinoma duttale in situ, spiegano gli autori della ricerca, è solitamente trattato come se fosse una patologia invasiva.

Una scelta comprensibile, poiché una diagnosi di tumore al seno è preoccupante sia per le pazienti, sia per i medici.

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Cambione di carcinoma duttale in cui sono evidenziati i biomarker.

Le diagnosi di carcinoma duttale in situ sono in crescita, principalmente per la diffusione della mammografia come forma di screening preventivo.

A questo stadio, però, la malattia non è uguale per tutte le pazienti: nonostante alcuni esperti ritengano che il carcinoma duttale in situ possa diventare un tumore al seno maligno, la tesi non è supportata da sufficienti prove scientifiche, e in alcuni casi il tumore potrebbe restare benigno.

Per questo, la possibilità di identificare le forme tumorali potenzialmente non maligne potrebbe risparmiare trattamenti aggressivi e non necessari.

Il metodo diagnostico sperimentato dagli scienziati statunitensi combina tecniche tradizionali di microscopia con l’analisi matematica, al fine di determinare i livelli relativi di alcuni marcatori del tumore.

Nello specifico, è stato utilizzato un microscopio a fluorescenza, tingendo una serie di marcatori tumorali con diversi colori. I campioni standard sono poi stati elaborati attraverso un software, per evidenziare il rapporto dei diversi marcatori in ogni pixel dell’immagine.

Prendendo in considerazione il rapporto dei marcatori, si ottiene un’immagine più precisa, evitando che un marcatore espresso a livelli molto alti cancelli dall’immagine un altro marcatore a bassa espressione.

Grazie a questa tecnica, i ricercatori sono stati in grado di distinguere i tumori ricchi di staminali tumorali (potenzialmente più aggressivi) da quelli più probabilmente benigni. Il 22% dei campioni è risultato appartenere a questa seconda categoria.

Non solo tumore del seno…

Secondo gli autori della ricerca, i vantaggi del nuovo metodo non si limitano alla riduzione dell’over-treatment, ma potrebbero fornire un quadro più esteso e completo per compiere scelte terapeutiche più mirate.

Inoltre, con l’ampliarsi della letteratura scientifica relativa ai marcatori tumorali, i ricercatori sperano di estendere il loro lavoro ad altre tipologie di tumore, e hanno già in programma di condurre uno studio retrospettivo per correlare i risultati del loro esame con gli esiti della malattia nelle pazienti.

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