Tumore all’ovaio: olaparib riduce il rischio di progressione del 70%. Dati presentati al congresso Esmo

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Tumore all’ovaio: olaparib riduce il rischio di progressione del 70%. Dati presentati al congresso Esmo

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Tumore all’ovaio: olaparib riduce il rischio di progressione del 70%. Dati presentati al congresso Esmo

23/10/2018

Presentati al congresso ESMO i risultati delo studio SOLO-1 di Fase III. I numeri parlano chiaro: la terapia di mantenimento con olaparib riduce il rischio di progressione o morte del 70% nelle pazienti con carcinoma ovarico, di nuova diagnosi e avanzato, che presentino una mutazione di BRCA.

I risultati confermano il miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) per olaparib rispetto al placebo, riducendo il rischio di progressione o morte della malattia del 70% (HR=0.30 [95% CI, 0.23-0.41]; p<0.001).

A 41 mesi di follow-up, la PFS mediana per le pazienti trattate con olaparib non è ancora stata raggiunta rispetto ai 13,8 mesi per quelle trattate con placebo.

Tra le pazienti trattate con olaparib, il 60,4% è rimasto privo di progressione a 36 mesi rispetto al 26,9% delle donne nel braccio placebo. I dati sono stati pubblicati simultaneamente online sul The New England Journal of Medicine (NEJM).

“Attualmente, il 70% delle pazienti con carcinoma ovarico (una delle principali cause di morte per cancro nelle donne di tutto il mondo, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 19%. )in stadio avanzato va incontro a recidiva entro tre anni – afferma Nicoletta Colombo, Direttore della Divisione di Ginecologia Oncologica Medica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. I risultati dello studio SOLO-1 evidenziano come olaparib riduca questa percentuale del 60% nelle pazienti con tumore ovarico BRCA mutato. Olaparib è il primo PARP inibitore che in prima linea determina un vantaggio statisticamente e clinicamente significativo nel ridurre il rischio di recidive e morte del 70%. Alla luce di questi importanti risultati, l’esecuzione del test BRCA al momento della diagnosi assume un ruolo fondamentale. Solo in questo modo siamo in grado di indentificare tempestivamente le pazienti che possono beneficiare di un trattamento in grado di cambiare la storia della malattia”.

Olaparib, già disponibile anche in Italia

Olaparib è un inibitore della poli ADP-ribosio polimerasi (PARP) e il primo trattamento mirato che può sfruttare le carenze nelle vie di trasduzione tumorali in risposta al danno al DNA (DDR), come le mutazioni BRCA, per uccidere in modo preferenziale le cellule tumorali.

Studi in vitro hanno dimostrato che la citotossicità indotta da olaparib può implicare l’inibizione dell’attività enzimatica dei PARP e l’aumento della formazione di complessi di PARP-DNA, con conseguente danno al DNA e morte delle cellule tumorali. Olaparib è stato testato in una gamma di tipi di tumore da carenza di DDR.

La molecola è stata sviluppata e commercializzata congiuntamente da AstraZeneca e MSD, è approvato per la terapia del carcinoma ovarico avanzato e dall’FDA anche per il carcinoma mammario metastatico ed è stato utilizzato in oltre 20.000 pazienti in tutto il mondo.

Nel nostro Paese olaparib è approvato e rimborsato in monoterapia per il trattamento di mantenimento di pazienti adulte con recidiva platino-sensibile di carcinoma ovarico BRCA-mutato che rispondono alla chemioterapia a base di platino.

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