Tumore ovarico: con la biopsia liquida è possibile intercettare subito le recidive

Home / tumore ovarico / Tumore ovarico: con la biopsia liquida è possibile intercettare subito le recidive

Tumore ovarico: con la biopsia liquida è possibile intercettare subito le recidive

tumore ovarico

Tumore ovarico: con la biopsia liquida è possibile intercettare subito le recidive

29/07/2016

È uno dei problemi più gravi e più frequenti del tumore ovarico: nel 75 per cento dei casi, anche dopo la remissione, il tumore si ripresenta.

E se arriva a uno stadio avanzato spesso non risponde più alle terapie.

In un prossimo futuro però potrebbe essere più semplice monitorare l’evoluzione del tumore ovarico, e di conseguenza trattare le frequenti recidive.

Lo sostiene una ricerca condotta dalla Mayo Clinic, negli Stati Uniti, che descrive la possibilità di rilevare il ritorno del tumore con grande anticipo rispetto ai metodi diagnostici tradizionali.

Il monitoraggio avverrebbe attraverso semplici esami del sangue e sequenziamento del DNA, la cosiddetta biopsia liquida.

La scoperta potrebbe dare la possibilità di intervenire precocemente e impostare un trattamento personalizzato e più efficace sul paziente.

Fra i tumori ginecologici, quello ovarico è uno dei più mortali: difficile da diagnosticare, spesso non viene scoperto finché non è in stadio avanzato.

Con la biopsia liquida, spiegano i ricercatori, non è necessario attendere che il tumore cresca per ottenere un campione di DNA quindi si potrebbe riuscire a intercettare una recidiva prima di quando si possa fare con gli altri metodi diagnostici.

Ma non solo: le biopsie liquide possono essere ripetute per monitorare la progressione del tumore.

La ricerca, pubblicata nei giorni scorsi su Scientific Reports, è stata condotta su dieci pazienti con un tumore ovarico in stadio avanzato.

Sono stati prelevati campioni di sangue prima e dopo l’intervento chirurgico, e sono stati comparati i campioni di DNA ottenuti dai prelievi con quelli ottenuti dal tessuto tumorale, attraverso una tecnica nota come “mate-pair sequencing”, in grado di rivelare i cambiamenti genetici che contribuiscono alla crescita del tumore.

Nei casi in cui il DNA prelevato post-operazione risultava sovrapponibile a quello del tumore, le pazienti sono subito andate incontro a recidive. In caso contrario, è stata evidenziata una remissione.

Il metodo è stato utilizzato per «identificare specifici cambiamenti nel DNA tumorale, per creare un prospetto di monitoraggio individuale per la biopsia liquida» spiegano i ricercatori.

Lo scopo è riuscire a impostare la terapia sulla singola paziente piuttosto di usare un modello standard che potrebbe non essere efficace allo stesso modo per tutte.

Advertise

Related reading

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Not readable? Change text. captcha txt

Start typing and press Enter to search