Tumore della prostata, c’è una nuova cura: l’ablazione laser

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Tumore della prostata, c’è una nuova cura: l’ablazione laser

tumore prostata

Tumore della prostata, c’è una nuova cura: l’ablazione laser

16/06/2016

I pazienti affetti da tumore alla prostata potrebbero presto avere a disposizione una nuova arma contro la loro malattia.

Alcuni ricercatori dell’Università della California hanno infatti ottenuto i primi successi, sia in termini di applicabilità sia di sicurezza, nel trattamento del tumore della prostata tramite ablazione laser focale, una tecnica che prevede la distruzione del tessuto tumorale tramite il calore, appunto, di un laser.

Lo studio clinico di fase 1, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Journal of Urology, ha coinvolto otto pazienti, nei quali non sono stati riscontrati effetti avversi rilevanti oppure alterazioni nelle funzioni urinarie e sessuali nei sei mesi successivi all’intervento.

La tecnica prevede l’utilizzo della risonanza magnetica per “guidare” il laser in modo preciso sul tessuto interessato.

Lo stesso team ha presentato il mese scorso, in occasione dell’incontro dell’Associazione americana di urologia, uno studio complementare riguardante la possibilità di trasferire in ambito clinico la tecnica in questione, attraverso uno speciale macchinario che combina risonanza magnetica e ultrasuoni (il cosiddetto “fusion imaging”), al fine di ottenere immagini precise in tempo reale.

La tecnica, in quell’occasione, fu sperimentata su undici pazienti: la procedura è stata ben tollerata, senza effetti collaterali, da tutti i pazienti in regime di anestesia locale.

L’ablazione laser non è ancora stata approvata dalle autorità statunitensi come terapia contro il tumore della prostata.

Secondo Leonard Marks, urologo e direttore del programma di sorveglianza attiva presso l’Università della California, se ulteriori studi dovessero provarne l’efficacia, questa tecnica potrebbe rappresentare una nuova, concreta opzione terapeutica per i pazienti affetti dal tumore alla prostata.

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Leonard Marks, urologo in forza alla UCLA

Storicamente, il tumore della prostata è sempre stato curato attraverso chirurgia e radiazioni. Si tratta di una terapia che ha effetti collaterali piuttosto pesanti, come la disfunzione erettile e l’incontinenza urinaria.

L’approccio dei ricercatori, stando a quanto riporta Marks, è stato di replicare quanto già avviene con le biopsie “guidate” dal fusion imaging, o con la lumpectomia nel tumore del seno: «Invece di rimuovere l’organo per intero, si prende di mira solo il tumore al suo interno. Ciò che si fa oggi con il tumore della prostata equivale a colpire una mosca con un martello».

Nel tumore della prostata, l’esigenza di ottenere immagini nitide e precise è particolarmente importante: il tessuto sano e quello tumorale, infatti, sono molto simili tra loro all’osservazione.

Proprio per questa ragione il trattamento chirurgico è complesso e alcune biopsie sono effettuate pressoché “alla cieca”.

La risonanza magnetica ha migliorato la situazione, garantendo ai medici la possibilità di formulare diagnosi e terapie precise.

Il nuovo metodo di fusion imaging è ancora più efficace, essendo in grado di fornire immagini più precise in tempo reale.

Leonard Marks

Ablazione laser del carcinoma prostatico.

Proprio per questo motivo la combinazione fra il fusion imaging e l’ablazione laser ha un potenziale enorme: «Fornisce una via di mezzo ai pazienti fra la prostatectomia radicale e la sorveglianza attiva, fra perdere la prostata o non fare nulla», ha dichiarato Marks.

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