Tumore della prostata: individuato composto naturale che rallenta la progressione

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Tumore della prostata: individuato composto naturale che rallenta la progressione

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Tumore della prostata: individuato composto naturale che rallenta la progressione

12/10/2016

Un gruppo di ricercatori presso l’Università di Singapore ha scoperto che il nimbolide, un composto derivato dalla pianta di neem, è in grado di ridurre fino al 70% le dimensioni del tumore prostatico e dimezzare la sua capacità di diffondersi e produrre metastasi. Gli effetti positivi del nimbolide sono stati riportati in diversi tipi di tumore, ma è la prima volta che vengono documentati sul tumore della prostata.

Il neem, nome scientifico Azadirachta indica, è una pianta appartenente alla famiglia delle Meliacee, diffusa principalmente nel subcontinente indiano.

Da secoli è utilizzata nella medicina tradizionale asiatica ed è particolarmente diffusa nella medicina Ayurvedica. Le foglie e la corteccia di neem sono presenti in diversi prodotti per l’igiene personale e persino nei supplementi alimentari.

In questo studio, è stato dimostrato come il nimbolide derivato dalla pianta sia in grado di indurre la morte programmata nelle cellule tumorali interferendo con il processo noto come viabilità cellulare, che influisce direttamente sulla capacità delle cellule di proliferare, crescere, dividersi oppure riparare i danni.

Durante il processo di metastasi, l’invasione e la migrazione delle cellule sono passaggi chiave.

Secondo la ricerca, il nimbolide nel tumore prostatico influisce sulla glutatione reduttasi, un enzima che mantiene il sistema antiossidante che regola l’espressione del gene STAT3 nell’organismo.

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Gautam Sethi e Zhang Jingwen, i ricercatori che hanno condotto lo studio.

L’attivazione del gene STAT3, secondo gli studi più recenti, contribuisce alla crescita e all’insorgenza di metastasi nel tumore prostatico. «Il nimbolide inibisce in maniera sostanziale l’attivazione di STAT3 e annulla di fatto la crescita e la metastasi del tumore» spiega il coordinatore della ricerca Gautham Sethi.

La riduzione fino al 70% nella massa tumorale e la diminuzione del 50% nelle metastasi è stata riscontrata sperimentando il nimbolide su modello animale, attraverso una somministrazione per via orale durata 12 settimane, e non sono stati riportati effetti avversi significativi.

Per il futuro, il team intende lanciare uno screening su tutto il genoma o condurre uno studio di ampia portata sulle proteine, per approfondire gli effetti collaterali e altre possibili reazioni a livello molecolare provocate dal nimbolide, anche in combinazione con altri farmaci già in uso nella terapia contro il tumore prostatico, come il docetaxel e l’enzalutamide.

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