Glioblastoma, scienziati italiani scoprono la proteina che fa crescere il tumore cerebrale più “cattivo”

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Glioblastoma, scienziati italiani scoprono la proteina che fa crescere il tumore cerebrale più “cattivo”

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Glioblastoma, scienziati italiani scoprono la proteina che fa crescere il tumore cerebrale più “cattivo”

08/01/2016

Un gruppo di ricerca guidato da due scienziati italiani che lavorano da anni alla Columbia University di New York, negli Usa, ha individuato il meccanismo che favorisce la crescita delle tumorali del glioblastoma, il più aggressivo e letale dei tumori cerebrali.

Si chiama ID2, ed è una proteina che attiva una cascata di eventi biochimici che promuovono sia lo sviluppo sia la progressione del glioblastoma.

In pratica, la sua attività è quella di stimolare la riproduzione delle cellule staminali tumorali che danno il via al cancro. E successivamente sostiene la sua crescita generando sempre nuove cellule.

Nei suoi confronti, anche le terapie più aggressive, come la radioterapia e la chemioterapia, riescono a fare poco.

Protagonisti della ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, sono Antonio Iavarone e Anna Lasorella.

L’idea dei due ricercatori italiani è che se si potesse disattivare questa proteina, molto probabilmente si potrebbe riuscire a bloccare la crescita del tumore.

«Adesso» ha spiegato Iavarone all’agenzia Adnkronos Salute «stiamo cercando di disattivare farmacologicamente la proteina, per bloccare la crescita della malattia».

Questo studio è molto importante, anche se le ricadute pratiche non saranno immediate. Identificare i meccanismi che attivano ID2 e quelli attraverso cui, la stessa proteina, promuove la crescita incontrollata delle cellule staminali tumorali è il primo passo verso la scoperta di nuove terapie.

Potrebbe infatti essere possibile sviluppare farmaci in grado di mettere un freno all’espansione del tumore o prevenirne la ripresa dopo un intervento chirurgico.

Il glioblastoma è il tumore più frequente e maligno del cervello. Può insorgere a tutte le età, inclusi i bambini, anche se risulta più frequente tra i 45 e i 70 anni.

Purtroppo, al momento, le terapie sono inefficaci. La chirurgia, assieme ai trattamenti radio e chemioterapici, non è in grado di eliminarlo. E infatti la sopravvivenza dei pazienti colpiti da glioblastoma è in genere inferiore ai due anni.

«Il nostro studio» ha aggiunto Anna Lasorella «ha stabilito che ID2 rimane attiva a causa della ridotta concentrazione di ossigeno nel tumore in espansione. Quando è presente in forma inappropriatamente attiva, ID2 è in grado di bloccare il sistema di distruzione di due proteine chiamate Hypoxia Inducible Factor (Hif) alfa 1 e 2, della cui azione particolarmente le cellule staminali tumorali si servono per sopravvivere in mancanza di livelli adeguati di ossigeno e nutrimento».

«ID2 consente alle cellule più maligne del glioblastoma di adattarsi a condizioni sfavorevoli, sopravvivere anche in condizioni estreme e continuare a moltiplicarsi senza perdere l’identità staminale» ha puntualizzato Lasorella.

«È evidente» riprende Iavarone «che la disattivazione di ID2 priverebbe il tumore di un circuito indispensabile al suo mantenimento. Capire la sequenza di eventi di cui il glioblastoma, e probabilmente anche altri tumori umani, si sono dotati affinché il cancro continui a vivere è un passo importante verso l’ideazione di nuove strategie di cura. Tuttavia, non è ancora una cura, e ulteriori studi sono necessari prima che la nuova scoperta possa tradursi in una terapia».

Al momento i ricercatori stanno eseguendo screening di composti chimici (potenziali farmaci anti-tumorali)  in simulazioni matematiche al computer e in sperimenti.

Screening basati sulla scoperta che la proteina ID2 deve legarsi alla proteina VHL per favorire la crescita delle cellule staminali tumorali.

Individuare un farmaco che blocca il legame tra ID2 e VHL, di cui si conoscono ora tutti i dettagli molecolari, potrà essere il vero punto di svolta.

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